Banalita’ del male

Come della gioia, della paura, del dolore medesimo, cosi’ anche dell’attesa ci si stanca. Arrivati al 25 gennaio (1945 ndr), rotti da otto giorni i rapporti con quel feroce mondo che pure era un mondo, i piu’ fra noi erano troppo esausti perfino per attendere. [..] Noi giacevamo in un mondo di morti e di larve. L’ultima traccia di civilta’ era sparita intorno a noi e dentro di noi. L’opera di bestializzazione, intrapresa dai tedeschi trionfanti, era stata portata a compimento dai tedeschi disfatti.” [P.Levi, Se questo e' un uomo]

27 gennaio (1945 ndr). Sono spuntati quattro cavalieri: giovani dell’Armata Rossa, circospetti, le canne dei mitra puntate sul lager, per proteggersi. Arrivati alla recinzione di filo spinato, alcune timide parole, sguardi timorosi ai mucchi di cadaveri, a noi. Spessi berretti di pelliccia e sotto sani volti infantili, contadineschi. Un saldo sostegno per noi con le guance incavate nel nulla, nella morte: tripudio, spiriti vitali che si ridestano. Ma quelli non ci salutano, i volti irrigiditi. (si svegliano ora?) Volti irrigiditi. Confusi. No, non si trattava di compassione, no, sul momento si trattava di un’oscura inibizione.” [D.Schlesak, Il farmacista di Auschwitz]

Mi piace viaggiare nel tempo. A volte i viaggi sono dolorosi, ma comunque momenti di crescita. Tornare sulla storica unicita’ dell’olocausto ebraico potra’ sembrare stancante, come se ogni cosa sia gia’ stata detta, ogni considerazione fatta, ogni discussione dibattuta, il resto, quelle che possono essere parole gia’ dette, un di piu’, un di piu’ superfluo. Forse e’ davvero cosi’ o forse no, forse e’ solo la domenica pomeriggio che facilita l’introspezione, forse il caino che e’ in ognuno di noi va tenuto a bada, forse al di la’ di ogni pio desiderio si puo’ annidare in potenza una cellula maligna che basta poco per farla crescere a dismisura. Ma ci conosciamo davvero? Ma conosciamo davvero l’uomo in ogni sua sfaccettatura esistenziale? O forse presi due gemelli siamesi e trapiantati in due realta’ diverse possono divenire Caino e Abele? L’uomo, a volte, fa paura.