Prologo: avevo bisogno di silenzio. Tre mesi. Forse ancora pochi. Un caro saluto a coloro che mi hanno chiesto piu’ volte della chiusura estiva. Era tempo di tacere. E’ tempo, ora, di dire, ma per mia scelta non piu’ come prima. (2 ottobre)
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“In effetti, le persone che si ostinano nei loro errori sono dei mistici: perche’ sanno bene, in cuor loro, che quello e’ un investimento troppo a lungo termine, che saranno morti molto prima del riscatto della storia, ma si proiettano nel futuro con un’emozione messianica, convinti che ci si ricordera’ di loro – che nel secolo d’oro degli alcolizzati si dira’: “Tizio, una vera spugna, un precursore,” e che al culmine dell’idiozia saranno oggetti di culto. Cosi’, in quel di marzo del 1975, seppi subito che stavo sbagliando.“
[Amelie Nothomb, Sabotaggio d'amore]
E’ un romanzo da leggere, quasi d’un fiato, anche perche’ e’ abbastanza breve e si fa leggere con leggerezza, scorrevolezza. E’ molto interessante dipingere con mano ferma attraverso lo sguardo corrotto dalla realta’ di una ragazzina di sette anni, la Cina della banda dei quattro e dei conflitti tra i figli dei diplomatici nel ghetto a loro riservato, imposto, scorgere attraverso questa realta’ rarefatta e filtrata dalla fanciullezza, come i protagonisti bambini scoprono, intuiscono, vivono diverse definizioni di sentimenti eterni, l’amicizia, l’odio, l’incomprensibile infelicita’ (che poi e’ condizione anche dell’eta’ matura) dell’amore.
Si ha l’illusione a volte di conoscere la vita, attraverso le categorie eterne appena citate. Illusione dico, e non certezza, illusione accompagnata dalla sensazione di sbagliare, e piu’ si ha la lucidita’ fredda di andare nella direzione sbagliata, e piu’ si e’ tentati di scegliere proprio quella situazione, forse perche’ seducente, forse perche’ nel profondo si scorge una possibile dimensione felice. Questo e’ l’approccio disincantato della protagonista del romanzo, questa e’ a volte, credo, esperienza quotidiana di ciascuno, anche per chi come me razionalizza il reale e cerca di basarsi su dati di realta’, senza svolazzare con la mente per ogni dove. Non dico di limitare la fantasia, anzi e’ esperienza molto profonda ed esistenziale adoperare la fantasia, ma come dire, occorre anche saperla usare, proprio per evitare di rimanervene invischiati e distaccarsi progressivamente dalla realta’ dei fatti. Adoperare la fantasia in eta’ matura? Prendersi il lusso di sbagliare? Essere disposti a nutrire quella linea sottile di malinconia radicata nel profondo del cuore, vedendola ingrandire ed invadere altre emozioni? Vale la pena.