E’ il titolo di un libro di Natsuo Kirino. E’ un romanzo.
Parla degli adolescenti, a mezzo di una profonda analisi psicologica tratta di un gruppo di ragazze che si rapportano con un “usuale vicino di casa”, ragazzo anch’egli, a seguito di un suo gesto estremo, estremo da portare all’omicidio della madre. Il ragazzo stravolge il suo gesto proponendolo, in prima istanza a se stesso, come un gesto umano, aggrappato ad una sua ferrea struttura filosofica. Il ragazzo e le quattro amiche, che diversamente e nascondendoselo, condividono esistenzialmente la sua vita post-omicidio, contribuiscono a rarefare e ridurre al minimo concepibile qualsiasi umanita’, in un certo qual modo la distruggono, portandosi, tre di loro, ad affermare la propria unica esistenza negandola, cioe’ perdendo la vita. In questo continuo guardare al di la’ della propria linea etico-morale, Hori Ninna, Terauchi, Yuzan, Kirarin, entrano nel mondo adulto traghettate dal “vermiciattolo”, come lo avevano soprannominato.
Ho letto il romanzo l’estate scorsa, mi sembra di ricordare, e mi e’ piaciuto. Il titolo forse non e’ proprio azzeccato, perche’ fornisce comunque una chiave di lettura, ma tutto sommato ha una sua aderenza alle tematiche trattate.
Mi e’ tornato in mente guardando il TG, leggendo il quotidiano, ascoltando alcuni colleghi, a volte ho la sensazione che si preferisca essere un avatar piuttosto che se stessi, e cio’ puo’ solo accadere in una spazio virtuale, dunque non reale.
