Rifiuto.
Partendo dal mio approccio alla vita, ritengo che il rifiuto e’ parte delle relazioni interpersonali ed e’ anche veicolo di trasparenza quando palesato. Per essere piu’ concreti, si fa una proposta ad un altra persona, la persona interrogata, ipotizzando che la proposta sia stata chiara e non ambigua, puo’ accettare la proposta oppure declinarla, cioe’ rifiutarla. La dinamica relazionale e’ abbastanza semplice concettualmente ma puo’ essere difficoltoso metterla in atto, ci sono infatti circostanze nelle quali il rifiuto deve essere mosso verso una persona con la quale si ha un legame affettivo e di conseguenza si pensa anche all’effetto che il rifiuto sortira’ sull’altra/o, insomma ci si preoccupa che il rifiuto possa causare sofferenza. Chiaramente la sofferenza e’ da mettere in conto, ma e’ anche vero che provocare sofferenza onestamente, cioe’ rifiutando perche’ si vuole rifiutare, e’ una via da preferire al non manifestare il rifiuto perche’ non si vuole far soffrire ed in fondo agire con inganno. Tra le due opzioni, nei rapporti tra persone mature, la prima opzione dovrebbe comunque essere preferita. La casistica da analizzare sarebbe troppo vasta e quindi corro il rischio di generalizzare sapendo che a volte, in situazioni nelle quali non e’ un “peso” il rifiuto si puo’ anche camminare verso l’altra/o.
Fin qui ho dato per scontato il fatto che la persona alla quale si fa una proposta risponda alla proposta nel modo che trova opportuno. C’e’ tuttavia una seconda possibilita’, cioe’ la modalita’ del mutismo, cioe’ si fa una proposta e semplicemente non si ottiene alcuna risposta. Va da se’ che la non risposta equivale ad un rifiuto, ma perche’ non avere quel minimo di coraggio (anche se coraggio non e’ il termine adatto) per rispondere? Per dire “grazie mille ma non mi interessa” oppure “..ma che cazzo vuoi?” e mille altre possibilita’…
Il mutismo elettivo come rifiuto lo relego allo stadio infantile delle relazioni interpersonali, all’incapacita’ di guardare l’interlocutore negli occhi e dirgli quello che si pensa, anche se l’altro e’ stato invadente o inopportuno, anche in questo caso si puo’ sempre disporre nelle nostra bella lingua di tante parole per replicare, esprimendo la propria opinione.
O forse nella nostra era del reality show strisciante si puo’ far finta di cambiare stanza, quindi telecamera, quindi dimensione ed evitare una relazione, dicendosi “non vedo perche’ dovrei rispondere, meglio non rispondere in modo che capisca chiaramente, dalla mia non risposta, che cio’ che mi propone non mi interessa…”
O forse ancora, vale la locuzione unicuique suum, e quindi chi non ottiene risposta evidentemente non se la merita.