Mistica ferroviaria ed approccio del pendolare-somaro, parte II

Una delle operazioni che l’anarchica Trenitalia ci riserva immancabilmente tutte le sere e’ il test di chiusura delle porte del treno: vengono chiuse e se tutte risultano chiuse allora il test ha avuto esito positivo. Ora, dato che la datazione del materiale rotabile, che la generosa Trenitalia riserva al pendolare-somaro, va attestata intorno a trenta anni fa, puo’ accadere che almeno una porta si chiuda ma il finecorsa che ne verifica la chiusura non invii il segnale di avvenuta chiusura; ne’ consegue il solito sibilo di chiusura e il rumore dell’aria uscente dal sistema pneumatico che si ripetono periodicamente ogni 2 secondi. Il rumore e’ fastidioso, ma la cosa piu’ fastidiosa e’ che cio’ impone al capotreno di non far partire il treno e quindi inizia ad accumularsi ritardo. La tragifarsa va avanti per una decina di minuti fintanto che la porta non viene esclusa ovvero “sistemata” e quindi, se non bisogna dare precedenze varie, si parte. Non si puo’ fare il test con leggero anticipo? OVVIAMENTE no. L’adrenelina che ogni sera deve scorrere nelle nostre schiene fino al fischio del capotreno che avvisa la partenza imminente del treno e’ elemento gratuito che Trenitalia ci riserva. Trenitalia decide, Trenitalia e’ sempre la stessa ed e’ sempre diversa.

Ma questa sera, dopo aver imprecato contro il capotreno che mentre noi richiedevamo un intervento rapido per la mancata chiusura della porta lui stava al telefono nella carrozza precedente alla nostra, abbiamo anche sperimentato il freezing time, cioe’ i riscaldamenti della carrozza non erano accesi. Ti sei “scaldato” contro la porta che non si chiude? Bene, ora ti “gelo” un po’ e ti richiamo al tuo status di pendolare-somaro. Mi ero rassegnato. Tiro fuori da leggere e con la sciarpa leggo. Ma ecco che dopo dieci minuti circa dalla partenza, un pendolare-somaro dotato di chiave adatta, si e’ recato nel vestibolo della nostra carrozza, ha aperto lo sportello dell’armadio che contiene il quadro elettrico, ha girato un perno, ha richiuso e si e’ seduto soddisfatto. Dopo poco tempo l’aria calda ha iniziato ad uscire dai bocchettoni e abbiamo iniziato ad alleggerirci. Tutto cio’ in silenzio. Soddisfatti, avendo guardato per un attimo il nostro eroe, e soddisfatti. Da notare che se e’ stato sufficiente accendere l’impianto di riscaldamento e non si sono verificati guasti successivi, evidentemente significava che era semplicemente spento. Trenitalia voleva educarci, sempre gratuitamente, ad offrire il nostro petto alla tramontana, a temperarci per un futuro prossimo da glaciazione climatica, a farci training nel caso in cui trasferimenti improvvisi di lavoro dovessero imporci la Transiberiana.