L’italia era una realta’ contadina. Forse le relazioni umane erano piu’ semplici.
Poco tempo fa era molto piu’ importante incontrarsi, trascorrere del tempo assieme, anche lavorare assieme. Poi va da se, i cambiamenti quotidiani e a lungo termine, i cambienti di chi ci circonda da vicino, i nostri cambiamenti, implicano delle modificazioni dei rapporti, di conseguenza alcuni si stringono ed altri si allentano, di nuovi ne nascono ed altri si perdono. Vale la regola della ricerca reciproca e questa continua a valere tanto piu’ quanto non ci si accontenta del virtuale comunicativo, delle presunte comodita’ e dei conseguenti stress indotti, continua a valere fintanto che non si cade nell’illusione di bastare a se stessi. E’ evidente che se l’unico momento “fuori dal lavoro”, dunque serale, e’ riempito dei vari “zio Michele” che raccontano di un omicidio senza capire perche’ come se parlassero della caccia alla lepre, e’ facile sentirsi parte di questa realta’ corrotta e sbiadita, orgogliosa e osannatrice dei furbetti, rappresentante autorevole della nostra attuale realta’ televisiva.
Dalla civilta’ contadina alla civilta’ televisiva.
Dalla necessita’ dell’altro alla sublimazione di se.
A ciascuno il suo.


