Il pendolarismo contribuisce in modo determinante alla formazione di uno status “a spettro largo” cioe’ tutti quegli usi e costumi che appartengono indistintamente a colui che il pendolare lo fa e lo e’, che lo voglia o no. Dal primo treno del mattino ad uno degli ultimi del tardo pomeriggio c’e’ una linea chiara che accomuna tutti coloro che su i convogli regionali, inter-regionali, spendono piu’ di un decimo della loro esistenza lavorativa. Al mattino regna il silenzio, guai a parlare nei vagoni dormitorio (in questi periodi si trovano viaggiatori viaggianti con cuscini ad U, copri occhi, coperta), alla sera c’e’ piu’ allegria e c’e’ anche chi abusa della concessione della parola, praticamente urlando. Poi non mancano mai le tre donne (comunque minimo tre) che non riescono a tacere nemmeno per un epto-secondo e riescono a parlare di tutto, dalla struttura corposa della pastiera alla visita del Dalai Lama negli States. Non mancano ancora gli esperti di politica come anche chi ha una soluzione per ogni tipo di problema. In questo microcosmo pulsante e capace di avere fisionomia propria, Trenitalia si destreggia con saggezza antica, accoglie nel suo ventre molle il pendolare e lo manda via quando lo decide, puo’ capitare in stazione, puo’ capitare fuori stazione, puo’ tenere il pendolare ostaggio per un certo tempo in virtu’ di non precisati guasti o perche’ c’e’ da dare la precedenza a qualche treno di categoria superiore. Insomma, Trenitalia decide e al pendolare non rimane che accettare. Non ci sono alternative nella grande societa’ per azioni socialista che Trenitalia e’. Tariffe basse, servizio pessimo, qualche “ci scusiamo per il disagio” e si gira pagina, domani e’ un altro giorno.
Vivo con rassegnazione quasi sapiente il mio tempo ferroviario quotidiano. E debbo dire, per onesta’, che non mancano mai le sorprese.
Dove la mente umana, si intende quella razionale, si arresta, Trenitalia partorisce il maiale alato. Un esempio recente (P sta per pendolare, C sta per capotreno, il treno e’ un regionale):
P: .. ecco il biglietto
C: ma e’ di un intercity!
P: infatti dovevo prendere l’intercity per andare nella stazione di X, l’intercity era in ritardo e quindi ho preso il regionale sempre per recarmi nella stessa stazione.
C: debbo farle la multa
P: e perche’?
C: perche’ lei ha un titolo di viaggio adatto per un treno che appartiene alla societa’ che noi chiamiamo “passeggeri”, invece il treno nel quale siamo e’ un regionale, cioe’ appartiene ad una societa’ per il trasporto regionale appunto, e quindi il suo titolo di viaggio non e’ valido.
La storia e’continuata nello stupore generale e nel tentativo di capire se il capotreno ci stesse gabbando o no. Non scherzava. Trenitalia, mamma grassa e volgare, ha subito una divisione di rami di azienda sulle spalle di chi il treno lo prende tutti i giorni e gli garantisce la sopravvivenza. Attenzione, perche’ se perdete l’Eurostar ovvero l’Eurostar e’ stato soppresso (perche’ anche questo capita) non prendete alcun treno di categoria INFERIORE, peggio che mai una combinazione di treni regionali e inter-regionali, perche’ sicuramente commettereste una violazione della normativa ferroviaria sui titoli di viaggio.
Termino il mio sfogo composto con un avviso, se qualcuno dovra’ prendere un treno che a Roma Termini parte dal binario su una delle due nuove piattaforme est, si armi di pazienza e di scarpe da running, perche’ tali binari si trovano in testa al binario uno, praticamente sulla Prenestina… (chi non e’ addentro alla toponomastica dell’urbe controlli su google maps).