Le tematiche trattate nel ciclo dei post “underground” ruotano attorno all’osservare dall’esterno me stesso o se stessi. Gli inspiratori sono da un lato H.Murakami e da un altro R.Barthes. Volevo scrivere due righe sulla verita’, sui segni, sull’amicizia, sull’amore e via declinando verso la soggettivita’ di tali concetti.
Poi ho iniziato ad osservare in silenzio una persona amata ed ho contestualizzato dopo molto tempo un aspetto fondamentale: quello di conoscere per amare. Ho sempre ritenuto che bisognava estendere, dilatare, i propri confini, lasciarsi provocare da altre culture e da persone sconosciute, conseguentemente spingersi sempre piu’ in la’ al di fuori dei propri confini geografici, superare le proprie barriere interiori, i propri pregiudizi su cio’ che riteniamo diverso e che ci spaventa, e…. tutti concetti che continuo a condividere, tuttavia, osservando, mi sembra di capire che il mondo non sia molto piu’ grande del salotto di casa.
Ed intanto, camminando sull’esile filo della coerenza intellettuale, mi appresto ad eradicarmi di nuovo, sapendo che quando rientrero’, una sola occhiata verso la grande finestra piena di luce sara’ sufficiente per compensare “i vuoti conoscitivi” che probabilmente mi accompagneranno.
Come diceva il sommo poeta (Vasco Rossi non Virgilio):”è strano ma per noi sai tutto l’infinito finisce qui”. E’ vero l’universo mondo non è poi molto diverso dal salotto di casa, ma come per amare occorre conoscere anche per tirare delle conclusioni bisogna conoscere. Se fossi arrivato a questa conclusione senza mettere il naso fuori dal salotto di casa tale conclusione sarebbe priva di fondamento, come un teorema non dimostrato, un ipotesi senza tesi. La cosa bella è che più si allarga l’orizzonte e più si ritorna ai principi basilari, ai concetti primitivi, alla consapevolezza che l’umanità è una condizione limitata e limitante. Io però preferisco sempre la conoscenza alla presunzione.
Cogli un aspetto fondamentale, quasi un concetto propedeutico, per tornare ai principi basilari occorre aver conosciuto “anche il resto”. Ti confesso che anche due anni fa la pensavo un tantino diversamente da adesso…
A presto Framce’!