Non ho mai visto Sanremo per una sorta di razzismo musicale. Quando comprai la chitarra a quindici anni e iniziai a suonare De Gregori o Guccini, ritenevo che Sanremo fosse un festival di serie B o comunque non rappresentativo della musica italiana, infatti per me la musica italiana era altro. Ora la vedo diversamente nell’impostazione, non cerco di fissare una categoria, una classifica, neanche stabilire cosa puo’ essere rappresentativo della musica italiana e cosa no, niente di tutto cio’, semplicemente non mi piace la musica che viene suonata nel festival e mi infastidisce la paralisi mediatica che in questi giorni ruota attorno a Sanremo, e quindi continuo a non vederlo.
Se mi trovo a scrivere due righe su Sanremo tuttavia c’e’ una motivazione, che e’ la seguente: ho letto sul quotidiano della critica del cardinale Saraiva Martins sulla canzone di Povia, il fatto cioe’ che secondo lui costituisse seriamente un rischio di essere interpretata come un inno all’eutanasia. Quindi su youtube sono andato ad ascoltare la canzone, per capire, per formarmi una mia opinione. Musicalmente non mi dice molto, la trovo molto piu’ curata come “scenografia” che da un punto di vista musicale, invece il testo lo trovo interessante, un tantino forzato a livello emozionale, ma equilibrato. Non e’ secondo me un inno all’eutanasia, ma semplicemente propone un concetto molto semplice, cioe’ il fatto che ciascuno “ha le sue verita’ ” ossia “la propria scala di valori” e su questa scala impernia la sua esistenza. Il punto sta qui, rispettare l’altro significa rispettare anche le sue scelte, anche quando se ne’ fa portatore un genitore. Chiaramente tali scelte non debbono nuocere alla collettivita’ e a se stessi. E’ difficile distinguere? Assolutamente si’. Al posto di Beppino Englaro cosa avrei fatto? Forse sarei rimasto al capezzale di mia figlia ad invocare il Dio di Abramo, nonostante i molti anni addietro nei quali sembrava sordo e muto, nonostante cio’ molto probabilmente avrei sperato nel silenzio. Ma non per questo voglio, e sicuramente non posso, imporre i miei valori ad un’altra persona. Posso esternare la mia opinione, l’altro puo’ accoglierla o meno, puo’ condividerla o no, e qui finisce la mia linea di intervento. Non giudico chi agisce diversamente da come agirei io. Dire che ciascuno ha i suoi valori non mi sembra affatto una posizione relativista, non temo che la mia Fede ne’ subisca una diminuzione, che perda importanza, non per me, ma soprattutto mai vorrei imporre i miei valori…
Concludo, in parte contraddicendomi, sottolineando che comunque in casi specifici, come quello al quale ho accennato, la forma di rispetto piu’ profonda coincide con il silenzio.
Non posso fare a meno di guardare Sanremo. Se accendo la televisione nella settimana festivaliera, debbo sintonizzarmi su Rai1. Forse è un’imposizione masochistica, retaggio familiare, ascolto e visione passivi del teleschermo.
Ma non posso nascondere la mia libidine nel momento delle eliminazioni… peccato che il Principe sia stato ripescato! O forse no, magari lo ributtano fuori anche stasera.
Buona visione!
Mio caro,
nella terra in cui i titoli nobiliari sono stati aboliti per legge, il Principe e’ stato ripescato, perche’, come mi insegni, far leva sul sentimento di patria e metterci in mezzo il CT della nazionale di calcio (apprendo sul giornale), e’ un metodo molto potente per far passare la riabilitazione totale della ex famiglia regnante, famiglia che nel momento del bisogno patrio, si limito’ a scappare verso il sud Italia, che nel momento piu’ buio della nostra storia italica del 900 si limito’ a controfirmare le leggi razziali, etc etc.
Cosa c’entra l’erede al trono? C’entra fintanto che non prendera’ posizione netta ed inequivoca su quella parte di storia che io, forse sbagliando, ancora ritengo contemporanea.
Ma Sanremo e’ anche questo.
Ad majora!
PS: non dimenticare che siamo nell’anno del Ceco, dove tutto, nella bellezza e nella prosperita’, puo’ accadere!