Archive for January, 2010

“[...] Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. […]“
[E.Weisel, La notte]

Da quando ho preso coscienza della storica drammatica unicita’ della Shoah mi sono poste molte domande, storiche, esistenziali, spirituali.
Il giorno della memoria era ieri, tutti i riflettori accessi, tutti i megafoni a 120 dB, tutti verso Emmaus.
Oggi possiamo anche dimenticare, oggi possiamo anche negare. E negano anche gli adolescenti, negano non capendo assolutamente di cosa stanno parlando, negano. E’ ancora notte, l’ipocrisia strisciante di chi dona la moneta d’oro in prima fila facendola prima rilucere a braccio teso, non permettera’ che il giorno sia.

In Italia, nella Repubblica, il confronto e’ duro e le posizioni garantiste. Dopo il passaggio alla Camera, finalmente un processo dovra’ durare sei anni.

E’ come prendere il famoso somaro, farlo correre, stabilire che corre troppo lentamente e quindi appendere una grida fuori dalla stalla nella quale e’ chiaramente scritto che con decorrenza immediata il somaro dovra’ ridurre di un terzo i suoi tempi di percorrenza di un fissato tragitto. Punto. Nessuna altra azione viene compiuta per riformare “i tempi fisiologici” del somaro.

Il vicino, che nella propria stalla ha anche dei cavalli, essendo partito anch’egli da una quantita’ notevole di somari ma via via essendosi anche interrogato se non era il caso di “riformare” la stalla introducendo anche cavalli, occupandosi dell’alimentazione delle bestie, della loro salute, dei loro “ritmi lavorativi” e via dicendo, il vicino dunque, rimane a chiedersi cosa cambiera’… capisce che non cambiera’ niente, perche’ il somaro rimane tale nonostante la grida e quindi gli viene il dubbio se non ci siano altre motivazioni alla “riforma del somaro”.

PB@REPUBBLICA[for the picture original context please refer to here]

Una variazione sul tema del sabato e dell’impatto del sabato sull’uomo.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti…

[F.De Andre', Il testamento di Tito]

Ci sarebbe molto da dire per inaugurare il nuovo anno.
Le  tematiche emerse molteplici.
Tuttavia due elementi colorano le giornate presenti, la presa di Bologna, come avrebbe fatto un troiano, e la discesa in guerra dell’apache. Mi diverto a pensarci, per un verso, per un altro le questioni, seppur diverse nella sostanza, mi rattristano. E cosi’, di pensiero in pensiero, scivolando in un turbinio lento ma incessante, complice anche l’assenza di illuminazione delle carrozze nel tornare in treno, mi sono soffermato sulla necessita’ a volte, di reagire alla sofferenza. Non che tali situazioni mi facciano soffrire, ma partendo da queste ho ragionato sulla sofferenza, e questo perche’ altre persone che ne’ sono implicate un minimo di sofferenza l’hanno avuta, e forse un poco anche ora, stanno soffrendo. Mi affido alla sintesi di Yukio Mishima, in assoluto lo scrittore giapponese che preferisco:
“Doveva assolutamente smettere di credere alla realta’ della sofferenza, sebbene fino al giorno prima fosse stata un elemento indispensabile della sua vita. <<Da oggi non ne’ avro’ piu’ bisogno. Dovro’ anzi cancellarla. Devo mettere ordine in tutto cio’ che mi circonda>>. Ma a quel punto Setsuko si chiese quale nome avrebbe potuto attribuire alla sensazione di vuoto che gravava sul suo animo. <<Non e’ sofferenza, ne’ dolore. Non e’ neppure tristezza. Eppure, a maggior ragione, non e’ neppure gioia. Sembra quasi una brace del mio antico tormento. Ma in realta’ e’ qualcosa di diverso. La sofferenza appartiene al passato. Nonostante tutto, i miei sentimenti avanzano ineluttabilmente, come le lancette di un orologio. Sono sentimenti puri, privi di ogni significato, sentimenti nudi, sensibili, vulnerabili, tremanti. Sentimenti che si muovono con precisione vana>>. [Y.Mishima, Una virtu' vacillante]
Ancora, ad ognuno il suo, ad ognuno il suo nel tempo che gli e’ propizio.

[da ascoltare con "in viaggio" dei CSI, dall'album "ko de mondo", come colonna sonora]

Con stupore ho fatto i conti con l’inizio del nuovo anno: avevo chiuso il 2009 con un po’ di giorni di anticipo ed ho inaugurato il nuovo anno ieri. I giorni tra la fine del vecchio anno e l’inizio del nuovo sono stati di inter regno. Forse era il 2001 o chissa’ un altro tempo, ma sicuramente un anno del passato. L’inizio del 2010 ha avuto luogo con lentezza nella terra del Ceco, per poi imporsi proprio ieri, quasi un travaglio.

Ebbene il 2010 secondo il nostro calendario e’ l’anno del Ceco, anno di prosperita’, benessere, pace e concordia, anno di bellezza. Si sa’, ad ognuno il suo, e questo e’ il nostro tempo, quindi preparatevi tutti, perche’ ciascuno avra’ la propria ri-nascita, avra’ cio’ che gli spetta.

Tutto cio’ in barba ai pronostici cibernetici ed astrologici,
in barba alla realta’ non reale dei social network,
in barba ai vari simulacri prostituiti in rete senza dignita’,
in barba alla solitudine umana che non appartiene a noi ma all’epoca in cui viviamo,
in barba all’impronta esistenziale che si vuole dare “all’immagine” buttando “l’essere” con l’acqua sporca,
nonostante tutto cio’,
quest’anno avra’ la nostra impronta.