A proposito della simulazione del proprio stato

“[..] Quando e’ simulata, la solitudine della rinuncia – sotto qualunque forma, quella del matrimonio o della vita religiosa – diventa isolamento che cela un’impotenza. Coloro che si isolano innalzano in tal modo intorno a se’ i baluardi della loro torre d’avorio. Essi elevano anche il loro masochismo a principio di vita, cioe’ si autodistruggono. Pagano la loro pseudo-saggezza al prezzo della propria dissoluzione, ammantati d’ingenuita’ per sopportare l’inevitabile e intollerabile costrizione della realta’, in cui tenta di inscriversi il desiderio degli altri e il loro. L’abnegazione assume il sapore di un’inconscia commedia il cui risultato e’, con modalita’ diverse, sempre lo stesso: agli occhi degli altri, e piu’ ancora ai propri occhi, questi sacrificati dell’amore fanno dell’incapacita’ di raggiungere l’altro nel suo corpo il segno senza contenuto dell’amore autentico.[..]” [cfr. "la solitudine: grazia o maledizione?" , P.Beauchamp, A.Louf e AA.VV.]

Prima di fumare l’ultima sigaretta leggevo alcune pagine di questo libro che comprai anni fa per esigenze diverse ma che, come ogni buon libro, resta contestualizzabile e mi fornisce ora chiavi di lettura che sinteticamente mi permettono di capire ancora piu’ a fondo situazioni passate e presenti, persone conosciute e che ad oggi conosco, persone che non sono state se stesse…

Ma perche’ non essere se stessi?

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2 Responses to A proposito della simulazione del proprio stato

  1. francy says:

    Leggendo queste righe sono comparse, nella mente e nella memoria, immagini di persone che ho conosciuto e che conosco che non hanno mai mostrato completamente se stessi.
    Il quesito che tu poni è quello che è al centro della psicologia, la conscenza di se stessi. Credo che sia il lavoro più arduo che una persona possa compiere.
    Conoscere se stessi significa rendersi coscienti di parti di noi che non abbiamo voluto guardare, significa risconoscere le proprie risorse e i propri limiti…..
    E’ un percorso lungo e tortuoso non privo di insidie.!!!!
    E’ guardarsi dentro come quando ci guardiamo allo specchio, comprendere che nelle situazioni tendiamo a ripeterci perchè non abbiamo mai avuto la forza di sperimetare altro….
    Essere se stessi è ammettere le proprie fragilità, i desideri, le speranze….

  2. ericablogger says:

    ogni anno noi insegnanti in seconda media lavoriamo con i ragazzi sulla conoscenza di sé
    un lavoro difficilissimo perchè a quell’età molto spesso stanno attraversando una profonda crisi preadolescenziale
    ma conoscere se stessi è spesso tanto difficile anche quando si è adulti
    bisogna prima di tutto amare se stessi e saper riconoscere anche i propri lati negativi e quei lati oscuri che ognuno ha per poter conoscersi al meglio ed essere se stessi
    e secondo me bisogna avere un bel carattere tosto per non laciarsi influenzare dagli altri e pensare con la propria testa, per fare scelte personali ed avere il coraggio di sbagliare anche …
    Crescere maturare ed essere se stessi è per molti molto difficile !!!
    un caro saluto erica

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