Archive for August, 2009

E diciamocelo pure, dopo un lungo periodo di forse sì, finalmente arriva il sì. Il 4 settembre rappresenta la data di svolta, lo spartiacque permanente di ciò che è stato e mai più sarà e ciò che già era ma che soffriva a tratti di una cappa che aveva radici nel passato. Il 4 settembre è per tutti noi l’avvio della stagione matura, il distacco definitivo e maturo, cioè riconciliato e superato, di ciò che è stato. Questo per quanto riguarda quella che è stata la nostra vita comune.

Nel merito della skywalker family, dunque nel merito dei protagonisti indiscussi di questa che sarà una magnifica giornata, che dire, se non che quando venne sparata Layka nello spazio fu un evento di minore importanza, quando venne codificato il DNA anche, quando Roma era alla massima espansione dell’impero anche, quando venne celebrato il Vaticano II anche, quando… Già inizio a commuovermi, chissà se sarò in grado di fare il testimone…

Skywalker family, may the Force be with you!

Mancavano 100 km, dopo un bel pò percorsi. Come pellegrini, viandanti, giovani, adulti, vecchi e bambini. La fatica è stata componente essenziale. La gioia dell’incontro è stata fondamentale e continua scoperta. Il viaggio con se stessi è stato un cammino umano e spirituale al tempo stesso. Abbiamo camminato nel nostro tempo, con noi stessi, senza fuggire da niente. E’ stata esperienza di bellezza e profondità uniche. Tutte le persone conosciute sono state parte del cammino, sono state nei differenti momenti parte di noi.


minus 100

Siamo rientrati da tre ore, più o meno.

Un’infinità di cose da dire…

Il viaggio inizia ora, con lo sguardo sorridente inizia ora!

(PS solo per Ale: …guarda ‘ncoppa a cattedrale!)

(PS per tutto il “resto del popolo di Israele”: …siete vivi dopo le ferie?)

“[..]Camminiamo da più di mezz’ora. La vetta è vicina,
sempre aumenta d’intorno il frusciare e il fischiare del vento.
Mio cugino si ferma d’un tratto e si volge: “Quest’anno
scrivo sul manifesto: – Santo Stelano
è sempre stato il primo nelle feste
della valle del Belbo – e che la dicano
quei di Canelli “. Poi riprende l’erta.
Un profumo di terra e di vento ci avvolge nel buio,
qualche lume in distanza: cascine, automobili
che si sentono appena; e io penso alla forza
che mi ha reso quest’uomo, strappandolo al mare,
alle terre lontane, al silenzio che dura.
[..]“

[I mari del sud, C.Pavese]

Sia che si rimane nello stesso posto sia che si viva lontano, è il viaggio che si compie con se stessi che da mobilità. Ovviamente si può rimanere fermi tra “i mari del sud” del mondo come nel mio stanco e usato paese, dove le generazioni si susseguono immutate, come se l’evoluzione dell’uomo fosse questione che non le riguardasse, come se adattarsi o disadattarsi lontano dai legami del sangue fosse condizione accessoria e non avesse un chiaro connotato esistenziale.

Mi preparo a partire, mancano tre ore, lo zaino è pronto, sacco a pelo anche, non ho bisogno di altro. Il resto verrà da sè. Il resto sta già venendo.


Dopo aver accompagnato Izumi alla stazione del treno, caddi in uno stato di  indescrivibile agitazione. Tornai a casa e mi sdraiai sul divano a fissare il soffitto. Non riuscivo a pensare a niente. Poco dopo arrivò mia madre  e disse: ‘Preparo subito la cena!’. Non avevo per niente fame e così, senza dire nulla, mi infilai le scarpe e uscii. Andai a zonzo per due ore per la città. Era una strana sensazione: non ero più solo come prima, ma nello stesso tempo provavo una solitudine così profonda che non avevo mai conosciuto finora. Era come se avessi inforcato per la prima volta in vita mia un paio di occhiali e non riuscissi a cogliere perfettamente il senso di distanza tra le cose: gli oggetti lontani mi apparivano vicinissimi e quelli sfocati erano adesso chirissimi.”

[A sud del confine, a ovest del sole, Haruki Murakami]

Ritengo sia esperienza comune quella che vive l’io narrante del brano che ho trascritto. Quello stato dell’io in cui, consapevoli che non si è più soli, si percepisce chiaramente una solitudine profonda e densa che risucchia e assorbe parte delle energie che la stato di non-solitudine restistuisce da se. Sono momenti molto belli e intensi quelli in cui un cambiamento è in atto, un cambiamento che chiaramente si vive come positivo, propositivo. Anche sè, per esperienza e convinzione personale, ritengo che anche un cambiamento negativo e perciò non voluto, indesiderato, abbia in se una sacca di positività, come un margine che permette di vivere una “certa” solitudine coerentemente all’essere soli di fatto. Sono, entrambe le tipologie di cambiamento, occasioni per misurarsi con se stessi, occasioni per dare fondo a tutte le proprie risorse, in un certo qual modo, occasioni per riemergere dal gorgo, urlando o muti.

Tengo a precisare tuttavia, che la solitudine della quale sto scrivendo non è solitudine esistenziale, quella è decisamente più ostica da gestire, da somatizzare, da metabolizzare, da vivere. Cerco di spiegarmi, un conto è commentare la statua in gesso di una qualsiasi Venere che talvolta si trova nei giardini delle abitazioni, un altro è commentare il Mosè di Michelangelo che si trova a San Pietro in Vincoli (a Roma…), nel primo caso tra la carne alla brace e due spaghetti le parole trovano il loro naturale ambito, nel secondo caso come minimo occorre partire dalla Genesi ed occorre un contesto dedicato.

Beh, è praticamente l’una, tempo di fumare e di lasciare queste poche righe in rete, le prime che mi sono venute in mente rileggendo alcuni tratti del romanzo che ho citato.