Considerazione tardo-pomeridiana, parte II

Ancora sull’utilizzo e dunque sulla partecipazione dei e nei social network. Stanno emergendo aspetti interessanti, ma su uno voglio soffermarmi un tantino, che poi è quello proposto da Francesco: la necessità di essere visibili, cioè avere una propria visibilità. A chi è abituato a vivere in un posto piccolo (vedi un paese) ma anche a chi vivendo in città frequenta dei luoghi in cui si formano delle comunità di persone che anche di vista si conoscono, non sarà mancata l’esperienza di assistere (o essere protagonista) a delle situazioni in cui una o più persone si ponevano al centro dell’attenzione. Ebbene in questi casi è sufficiente un gesto, un urlo, l’utilizzo di un determinato mezzo o l’accompagnarsi con un certo animale a catturare per un certo intervallo temporale l’attenzione degli altri, cioè si cerca visibilità. Nell’ambito della rete di relazioni sociali tradizionale questo è un processo che continua a ripetersi e tutto sommato ci si abitua, si critica, si sostiene e via dicendo. Inoltre l’essere visibili in modo artificioso può anche comportare la diffusione del pettegolezzo, che autoalimetandosi, via via che propaga, può anche tendere ad ingigantirsi oltremisura. Se queste banali considerazioni (basate sulla mia personale esperienza, e dunque necessariamente circostanziate ad essa) vengono adattate ad una rete di relazioni sociali “moderna” cioè nel web cioè “virtuale” ma evidentemente concreta, l’interpretazione sembra far concludere che chi parla di se a tutto il mondo web cerchi in quel particolare momento visibilità, e forse per il fatto stesso che il web è uno spazio molto più grande della “piazza”, sicuramente lo è in potenza, si è spinti a pubblicare, credo si tratti di questo, aspetti ritenuti più interessanti che non quale può essere il mio giudizio su “Ultimo tango a Parigi”. Insomma, scrivere per esempio del proprio stato di salute o del proprio stato sentimentale, che poi scrivere si concretizza nell’utilizzo di un aggettivo (bene, male, complicato, esaltante,…) probabilmente attira molto di più l’attenzione che non altre tematiche, e nella rete delle persone che si conoscono innesca una serie di commenti che vanno verso la direzione, consciamente o inconsciamente voluta, da chi scrive. Che poi è lo stesso effetto prodotto da chi racconta a 120 db della recente notte brava in modo che anche chi non vorrebbe sia costretto ad ascoltare ed in linea di massima a spendere qualche parola sulla faccenda. Ci sono evidentemente diversi livelli di esternazione di una parte di sè, ma il risultato non cambia, in quel momento si catalizza l’attenzione degli altri, e si attendono commenti. Sul web è un tantino più macchinoso, anche perchè non è detto che le persone alle quali evidentemente si vuole comunicare qualcosa siano on-line, di conseguenza occorre attendere che leggano e se il caso commentino, quindi consolino, redarguiscano, ecc… ovviamente il discorso è diverso nel caso delle chat line, in cui più persone contemporaneamente dialogano, ma per ora preferisco non allargare la tematica.

Chiaramente in questo meccanismo c’è chi indirettamente nè fa le spese, lo voglia o no. E questo è un effetto desiderato ovvero indesiderato, ad ogni modo presente sia che si cerchi visibilità via web sia via piazza.

Scrivendo mi sto convincendo che questo aspetto abbia un minimo di fondamento e, proprio per rimanere in tema, attendo qualche commento in merito.

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5 Responses to Considerazione tardo-pomeridiana, parte II

  1. francesco says:

    Inoltre considera anche altri aspetti che la piazza non può darti (ora ti faccio ridere): il primo l’anisotropia, nessuna direzione privilegiata, lanci il tuo messaggio in ogni direzione con la stessa intensità. Il secondo la non dispersione, il messaggio non si attenua rimane lì scritto nero su bianco, consultabile tra un’ora o tra 10 anni. Infine l’effetto message in a bottle…in piazza grosso modo lo sai chi c’è, in rete no, e allora è vero che lasci messaggi affinché i tuoi ‘amici’ leggano, ma lanci messaggi anche per colpire l’attenzione di qualche sconosciuto/a passante, come se lasciassi messaggi alla deriva che forse un giorno qualcuno leggerà…insomma al crocevia tra andare in piazza col cavallo e scrivere con l’uni posca su una panchina..se ci pensi il mezzo cambia la psiche umana meno.
    PS e poi si potrebbe affrontare il tema dell’appartenenza al gruppo col suo gergo i suoi riti e come questo sia attraente etc etc

  2. Paolo says:

    Ho sorriso, ho sorriso con interesse. Faccio le mie valutazioni e ti rispondo molto volentieri (…sai ora sono impegnato a sentire, come al solito, che, risultati elettorali alla mano, hanno “vinto” tutti, anzi, hanno stravinto!)…

  3. Paolo says:

    Ci sono.
    Indubbiamente il mezzo trasmissivo di cui tu parli fa la differenza, eccome, un mezzo che mi sembra sia più un risonatore ideale che non un mezzo a volume indefinito. Immagino questi messaggi che rimangono lì e non spazialmente stazionari ma tempo-invarianti sì, disponibili ad ogni “ricevitore” che abbia una “base” adatta per codificarli. L’approccio mi piace, mi ricorda “compatibilità elettromagnetica” e Cicchetti che si esercitava ad ogni lezione nel lancio del pennarello sulla base della lavagna a muro! Comunque, tra questo mezzo trasmissivo e quello di piazza, dissipativo, e non omnidirezionale, forse la scelta nel primo è motivata anche dal fatto che oggettivamente occorre meno energia per perseguire un risultato e di conseguenza, nella nostra società del tutto e subito, potrebbe risultare più comodo il web. Va da sè, un conto è frequentare un social network, un conto è andare in piazza a cavallo, o con il cane, o con il trattore, al passo con i tempi il primo, anacronistico il secondo. Fuori tempo o dentro il tempo? Sto esagerando, me nè rendo conto, mi viene anche dire, più seriamente, ma non è che le relazioni umane, quelle della chiacchierata in piazza, della noia della piazza (piazza che può essere la casa di amici, etc..), della sensazione di dire e fare sempre le stesse cose, stanno involvendo a favore della ragnatela dei social network, molto meno “impegnativo” ma molto più “pericoloso”?

    Secondo me stiamo gettando le basi per modelizzare il social network…

  4. francesco says:

    il problema come sempre è che ciò che sembra gratuito alla fine lo paghi come direbbe qualcuno citando il “secondo principio”…sì insomma è vero che il web è comodo manco ti devi pettinare per scrivere su facebook ne’ prendere il cavallo (o il trattore) però è altrettanto vero che questo rapporto virtualizzato col mondo porta all’alienazione. In questo mondo in cui tutto cambia in fretta vedrai che presto anche il social network sembrerà fuori tempo…
    certo che chi ci legge non so cosa penserà…
    a presto

  5. Paolo says:

    Mi viene da pensare che non interessi molto come argomento.
    Tuttavia sapere cosa pensa chi ci legge sarebbe interessante, per approfondire quantomeno.
    a presto

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