Archive for June, 2009

«È inutile che sperate di buttare giù il governo e la maggioranza con trame giudiziarie e attacchi mediatici», ha replicato il Cavaliere. «Siamo la maggioranza e in un Paese democratico la maggioranza governa. Più continuate a fare così, più mi convincete a restare, mi fate pena, mi fate disgusto. Siete oggi come sempre dei poveri comunisti, degli analfabeti della libertà». [fonte: La Repubblica]

L’unico album rock dei CSI quindi l’unico album rock dei CCCP. Sto scrivendo di TRE (Tabula Rasa Elettrificata), dell’album che parla della Mongolia, con lo sguardo occidentale parla di ciò che è stato l’estremo confine dell’impero sovietico, dell’alienazione culturale, della ristrutturazione culturale, di ciò che veniva ritenuto medievale e di conseguenza arcaico e legato ad inaccettabili tradizioni. L’unità di produzione era anche unità di controllo culturale ed anni di insistente propaganda e presunta cultura imposta hanno scorticato nell’intimo anche questa terra remota, lasciando vive le ferite, sanguinanti, esposte ad ogni condizione interna ed esterna. TRE ritengo sia un’autentica rivelazione, sia immediato e duro nell’impatto che nè deriva ascoltandolo, sia scarno tanto quanto il Gobi e i monasteri distrutti, siano pregno di poetica spirituale tanto quanto la tradizione culturale, sopravvissuta, della Mongolia.

In un momento nel quale fatico a riconoscere con chiarezza ciò che erano i lumi della mia veglia spirituale, distratto da tante e tante situazioni che in parte mi appartengono e in parte subisco, a tratti con moto d’orgoglio canticchio “Matrilineare” e concludo, con Darietto, “…del resto mimporta na sega sai, ma fatta bene che non si sa mai…”

In weeks 98th to 110th (march 10th – june 8th) we have: 1240 civilians dead more than week 97th. Since the IraqBodyCounter team has begun to follow the Peace Keeping Mission in Iraq, at least 92300 people died. In a six year 92300 civilian deaths, about 42 civilian deaths from violence per day. As General Tommy Franks (US Central Command) said: “we don’t do body counts”, we can say: “we can try…”

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Ancora sull’utilizzo e dunque sulla partecipazione dei e nei social network. Stanno emergendo aspetti interessanti, ma su uno voglio soffermarmi un tantino, che poi è quello proposto da Francesco: la necessità di essere visibili, cioè avere una propria visibilità. A chi è abituato a vivere in un posto piccolo (vedi un paese) ma anche a chi vivendo in città frequenta dei luoghi in cui si formano delle comunità di persone che anche di vista si conoscono, non sarà mancata l’esperienza di assistere (o essere protagonista) a delle situazioni in cui una o più persone si ponevano al centro dell’attenzione. Ebbene in questi casi è sufficiente un gesto, un urlo, l’utilizzo di un determinato mezzo o l’accompagnarsi con un certo animale a catturare per un certo intervallo temporale l’attenzione degli altri, cioè si cerca visibilità. Nell’ambito della rete di relazioni sociali tradizionale questo è un processo che continua a ripetersi e tutto sommato ci si abitua, si critica, si sostiene e via dicendo. Inoltre l’essere visibili in modo artificioso può anche comportare la diffusione del pettegolezzo, che autoalimetandosi, via via che propaga, può anche tendere ad ingigantirsi oltremisura. Se queste banali considerazioni (basate sulla mia personale esperienza, e dunque necessariamente circostanziate ad essa) vengono adattate ad una rete di relazioni sociali “moderna” cioè nel web cioè “virtuale” ma evidentemente concreta, l’interpretazione sembra far concludere che chi parla di se a tutto il mondo web cerchi in quel particolare momento visibilità, e forse per il fatto stesso che il web è uno spazio molto più grande della “piazza”, sicuramente lo è in potenza, si è spinti a pubblicare, credo si tratti di questo, aspetti ritenuti più interessanti che non quale può essere il mio giudizio su “Ultimo tango a Parigi”. Insomma, scrivere per esempio del proprio stato di salute o del proprio stato sentimentale, che poi scrivere si concretizza nell’utilizzo di un aggettivo (bene, male, complicato, esaltante,…) probabilmente attira molto di più l’attenzione che non altre tematiche, e nella rete delle persone che si conoscono innesca una serie di commenti che vanno verso la direzione, consciamente o inconsciamente voluta, da chi scrive. Che poi è lo stesso effetto prodotto da chi racconta a 120 db della recente notte brava in modo che anche chi non vorrebbe sia costretto ad ascoltare ed in linea di massima a spendere qualche parola sulla faccenda. Ci sono evidentemente diversi livelli di esternazione di una parte di sè, ma il risultato non cambia, in quel momento si catalizza l’attenzione degli altri, e si attendono commenti. Sul web è un tantino più macchinoso, anche perchè non è detto che le persone alle quali evidentemente si vuole comunicare qualcosa siano on-line, di conseguenza occorre attendere che leggano e se il caso commentino, quindi consolino, redarguiscano, ecc… ovviamente il discorso è diverso nel caso delle chat line, in cui più persone contemporaneamente dialogano, ma per ora preferisco non allargare la tematica.

Chiaramente in questo meccanismo c’è chi indirettamente nè fa le spese, lo voglia o no. E questo è un effetto desiderato ovvero indesiderato, ad ogni modo presente sia che si cerchi visibilità via web sia via piazza.

Scrivendo mi sto convincendo che questo aspetto abbia un minimo di fondamento e, proprio per rimanere in tema, attendo qualche commento in merito.