Archive for May, 2009

Brevemente ed in modo approssimativo introduco una tematica sulla quale vado pensando da tempo, giusto un inizio, una sorta di prologo.

Si discuteva dell’opportunità di rendere pubbliche questioni private. Mi spiego, è opportuno o no manifestare alcuni aspetti che appartengono alla vita privata tramite un mezzo “a spettro largo” come il web ed in particolare sui community blog? Del tipo si prende una decisione sulla vita privata e in tempo brevissimo la si rende esplicita sul web, portandola ad una dimensione talmente dilatata tale da non arrestarne più gli effetti. Attraverso tale azione penso si vogliano perseguire diversi obiettivi:

- cercare appoggio, consolazione, sostegno

- essere comunque presenti nella vita delle persone/a che rientrano nell’ambito di tale decisione

- far sapere indirettamente qual’è il proprio stato emotivo, esistenziale, sperando chissà in quali effetti

- semplice gusto di parlare di sè (come sto facendo io ora)

La mia opinione in merito è la seguente: ritengo che la vita privata debba rimanere tale, di conseguenza se si hanno cose da dire è sano comunicarle direttamente al/ai diretto/i interessato/i, cercando il confronto/scontro, sempre costruttivo, e se si è impossibilitati a comunicare verbalmente si possono sempre utlizzare altri mezzi che lasciano spazio di risposta, decisione nel rispondere o no. Affidarsi al web, mi sembra nasconda in embrione un’incapacità di distinguere tra le relazioni reali, concrete, da quelle virtuali e comunque, nel prendere una decisione che coinvolge altre persone, si coinvolgono le stesse senza sapere se a loro possa far piacere o meno tale approccio. E poi che tipo di appoggio, consolazione, sostegno si può ricevere da un chiacchiericcio informe che esclude l’elemento primo da cui partire cioè il rapporto interpersonale de visu? Forse sono medievale anche in questo e non mi adatto o forse semplicemente non scendo a compromesso, oppure sono talmente riservato da separare nettamente questo spazio web dalla mia vita privata, anche se attraverso le mie minime considerazioni scritte parlo di me, ma appunto, ci sono modalità diverse per farsi conoscere.

Sto ascoltando l’album “Under a violet a moon” dei Blackmore’s night. Musicalmente mi piace molto, mi ricorda le isole Aran, la pioggia sottile, le capre, i muri a secco, la bici presa in affitto, le cliffs of moher, le birre bevute ad ogni stop, il mio pile grigio buono per ogni evenienza. Ci tornerei volentieri, anche adesso o forse è sufficiente la noce di cocco e il tabacco girato e il silenzio tutt’intorno e dei ricordi piacevoli.

Aran Island

Molto tempo fa, in una galassia lontana, chi votava per L’Ulivo era un coglione (come disse zio Silvio), ora chi vota, diciamo da quella parte, non è più semplicemente coglione, ma: “[..] Chi è malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra”. Seguito dall’invito: “Le persone che amano la libertà e vogliono restare liberi penso votino per il Popolo della libertà”. [fonte: La Repubblica]

C’è sempre da imparare nella vita, sempre.

Sto vedendo Annozero. Lo vedo praticamente sempre. Stasera in particolare mi sento deluso, preoccupato, stanco, incazzato. I rappresentanti di PD e PDL si leggittimano a vicenda, parlano tra di loro, il resto dei politici, che rappresentano una parte minima di cittadini, sono semplicemente non considerati, come se fossero trasparenti, assolutamente inutili.

Credo che un sistema democratico debba garantire a chiunque, anche chi è rappresentato dall’un per cento, di poter dar suono alla propria voce, di poter avere uno spazio dove le proprie idee possano essere espresse.

C’è un vuoto di rappresentanza nel quale chi ha il megafono più potente si inserisce sgomitando e spegnendo tutti quei microfoni che disturbano questa patetica e mielosa musica che non si interessa di altro che se non di gossip per coprire il rumore che ha le proprie sorgenti in una parte della società.

Ho ritenuto che la faccenda del divorzio tutto italiano del premier fosse una questione privata, anche quando la moglie lo ha chiesto attraverso i media. Dopo di ciò, a seguito della tristemente famosa puntata di Porta a Porta dove il premier in assoluta solitudine sotto-onnipotente ha spiegato ai telespettatori e ad un Vespa in forma smaliante la Verità, perchè tutti hanno un’opinione opinabile mentre zio Silvio no, lui quando parla esprime solo concetti assoluti e dogmatici. Ebbene, da quel punto in poi la faccenda è diventata pubblica e quindi anch’io con una discreta curiosità vorrei sapere quali sono le risposte alle famose 10 domande de “La Repubblica”, consultabili in questo link. Prepariamoci ad uno spettacolo indegno.

Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali
”.

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912. [Fonte Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti]

Ciascuno maturi la propria opinione in merito.

[Please click here for the picture original context]

Ma perchè ho conosciuto una sola (1!) cover band dei “CCCP fedeli alla linea”?

Forse a seguito della dissoluzione della CCCP, quindi dopo il 1989, non aveva più senso continuare a suonare i CCCP? O forse erano talmente schierati, di parte, che sarebbe stato eccessivo suonarli? Forse si evocavano i fantasmi di Stalin? O forse le canzoni piacevano a talmente poche persone che non sarebbe stata una scelta gradita al pubblico, dico quello misto? O forse era troppo viscerale suonare “aghia sophia”? In fine, ha senso ricostruire “mondi” che non ci sono più? O cercare di capire?

Al quattordicesimo anno di reality di stato la sfera pubblica da quella privata non è più distinguibile, non ci sono più barriere “sane” che mantengono separati tali ambiti della vita quotidiana. E considerato che la vita pubblica sembra debba seguire le regole dell’apparenza evanescente, del successo ad ogni costo,  dei soldi facili, del gossip che sostituisce la realtà, dell’approccio moralistico (di una morale all’amatriciana) dilagante, dell’ipocrisia strisciante di chi non ha mai torto, del virtuale che viene proposto come reale… inizio a fare una gran fatica a distinguere. Se HAI e APPARI sei, altrimenti non sei. Sono assolutamente contrario a questo approccio, contestatore silenzioso di questa realtà proposta ed in modo strisciante imposta, assolutamente effimera. Minoranza della minoranza.
O forse il mio è solo un drammatico abbaglio.

Ai posteri l’ardua sentenza