Tra il meglio di niente e niente si preferisce il “meglio di”. Questo è l’approccio alle problematiche di varia natura che negli ultimi tempi viene adottato e quasi sfacciatamente ostentato. Ora, mentre nel caso di scelte politiche che ricadono sullo stato sociale, ovviamente di lieve entità, tale approccio può anche essere tollerato, nel caso di eventi, non prevedibili, che coinvolgono la vita delle persone non può, a mio avviso, essere tollerato.

Dunque, tra la prevenzione e l’interevento a posteriori, con uomini, mezzi, fotografie, filmati, talk show, fiumi di interviste e, soprattutto, promesse, si sceglie la seconda opzione, poco importa se le norme sismiche in vigore da più di trent’anni non siano state rispettate nella costruzione di edifici sia pubblici sia privati, poco importa se un piano efficace di informazione ed “educazione” per la popolazione non sia stato promosso ed attuato, poco importa se in ogni condono edilizio è stato sanato tutto, dalla palafitta al palazzo, poco importa se ci sono alternative al cemento quali le resine e le fibre di carbonio molte più adatte per l’edificabilità in zona sismica, poco importa se per realizzare un ospedale fragile occorrono trent’anni, poco importa se nella scuola dell’obbligo i ragazzi non vengano sensibilizzati su tali tematiche, poco importa se il TG1 di martedì scorso ha sbandierato un odiens elevatissimo per la diretta di lunedì sera, poco importa se… Tra una foto e un proclamo, per poi tornare nei propri “luoghi sicuri” e la fatica, con il rischio dell’oblio, di una prevenzione articolata e lunga negli anni, si sceglie l’impatto mediatico stile reality show, e così dopo le promesse di San Giuliano di qualche anno fa eccoci di nuovo alla mobilitazione straordinaria, facendo tesoro di questa esperienza per la prossima volta.