Sarà il mio approccio un tantino misantropo verso la vita, tuttavia trovo piacevole e a volte indispensabile pensare ad un’altra persona. Va da sè che l’oggetto del pensiero dipende da dove si vuole dirigere la propria volontà, dall’insieme di emozioni e ricordi che in quel momento necessitano del pensiero “concreto” verso l’altro o gli altri, che del contesto fanno parte. E così cercando di approfondire questa tematica ho trovato una citazione di Freud su un libro di R.Barthes che ritorna con insistenza nelle domeniche pomeriggio di questi ultimi tempi, una parte di brano che mi ha lasciato e mi sta lasciando tuttora interrogato: “Cosa vuol dire pensare a qualcuno? Vuol dire: dimenticarlo (senza oblio, la vita non sarebbe possibile) e risvegliarsi spesso da questo oblio. Per associazioni di idee, molte cose ti riportano al mio discorso. Pensare a te, non vuol dire niente altro che questa metonimia. Poichè, in se, questo pensiero è vuoto: io non ti penso; ti faccio semplicemente tornare alla mente (a misura che cresce in me l’oblio di te).“
Cha alla fine di un’esperienza o di esperienze rimangano solo “nomi” me né convinco giorno dopo giorno, nomi anche legati a persone, nomi che si dilatano nel corso degli anni, che vengono forgiati e scremati di tutto ciò che non è superfluo, nomi che colmano un lento contrarsi delle pieghe della memoria, pieghe all’interno delle quali avanza l’oblio.
Ciao credo che pensare ad una persona non sia legata solo al ricordo di quella persona, ma anche alle emozioni agli affetti che sono stati condivisi. Le persone non ci lasciano solo emozioni positive, ma anche negative, se in realtà si può dire che esistano delle emozioni positive….Anche le emozioni meno piacevoli ci appartengono, fanno parte della nostra esistenza…..
Infine credo che già solo il fatto che noi ricordiamo una persona significa che ha lasciato in noi qualcosa di importante!!!! A quante persone penso ogni giorno, forse in alcuni casi a troppe!!!
ciao Paolo , sempre più profondo, il tuo pensiero … il ricordare è anche oblio perchè significa che in quel momento l’altra persona non è più lì con te e il suo essere è già stemperato dai ricordi che a volte sono solo positivi, tutti positivi, perchè l’altro ci manca , oppure negativi, perchè l’altro ci ha lasciati e ci fa soffrire
decisamente interessante la tua lettura di R. Barthes
un caro saluto erica
hai pensato che r. barthes ma anche freud erano dei grandi pensatori di mestiere ???? fare il filosofo o essere il padre della psicanalisi è essere dei professionisti del pensare … e del far pensare!
Professionisti del pensare? Interessante definizione.
Anche se non lo fessero stati, mi inducono comunque a pensare, e non so se questo era uno dei loro obiettivi. Diciamo che cerco di lasciarmi “provocare” da ciò che mi circonda, cerco di fare spazio al dubbio, anche quando sento di avere delle certezze granitiche.
Contro-pensiero: approcciare la vita in maniera più “light” sarebbe meglio del farlo in modalità “pensante”? Non dico non avere dubbi, dico quando non ci sono è utile crearseli?
interessante il tuo contro pensiero però io non ci riuscirei mai, ad approcciare la vita in maniera light … devo sempre pensare e riflettere e risolvere i dubbi, perchè i dubbi ci sono quando si è pensanti
qualche volta invece io mi chiedo se le ” oche” non pensanti vivono meglio
e se sono molto più fortunate di noi donne pensanti
come vedi anch’io mi creo dei dubbi, quando non ne ho
ciao erica a kiss and good week!!!