Archive for November, 2008



I’ve seen things you people wouldn’t believe.

Attack ships on fire off the shoulder of Orion.
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.
All those … moments will be lost in time,
like tears… in rain.

Time to die.

…and after all to be born again!

Sarà il mio approccio un tantino misantropo verso la vita, tuttavia trovo piacevole e a volte indispensabile pensare ad un’altra persona. Va da sè che l’oggetto del pensiero dipende da dove si vuole dirigere la propria volontà, dall’insieme di emozioni e ricordi che in quel momento necessitano del pensiero “concreto” verso l’altro o gli altri, che del contesto fanno parte. E così cercando di approfondire questa tematica ho trovato una citazione di Freud su un libro di R.Barthes che ritorna con insistenza nelle domeniche pomeriggio di questi ultimi tempi, una parte di brano che mi ha lasciato e mi sta lasciando tuttora interrogato: “Cosa vuol dire pensare a qualcuno? Vuol dire: dimenticarlo (senza oblio, la vita non sarebbe possibile) e risvegliarsi spesso da questo oblio. Per associazioni di idee, molte cose ti riportano al mio discorso. Pensare a te, non vuol dire niente altro che questa metonimia. Poichè, in se, questo pensiero è vuoto: io non ti penso; ti faccio semplicemente tornare alla mente (a misura che cresce in me l’oblio di te).

Cha alla fine di un’esperienza o di esperienze rimangano solo “nomi” me né convinco giorno dopo giorno, nomi anche legati a persone, nomi che si dilatano nel corso degli anni, che vengono forgiati e scremati di tutto ciò che non è superfluo, nomi che colmano un lento contrarsi delle pieghe della memoria, pieghe all’interno delle quali avanza l’oblio.

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Il manifesto è stato fulcro di discussioni tanto che l’assessore all’Arredo Urbano, del comune di Milano, Maurizio Cadeo ha definitivamente bloccato le affissioni della campagna di Telefono Donna contro le violenze.

Il manifesto è stato ritenuto blasfemo, dunque tale da offendere la divinità di Cristo. L’assessore ha dichiarato “[..] ritengo sia mio dovere tutelare il comune sentimento religioso [..]”.

Personalmente sono rimasto provocato ed anche un pò sconcertato la prima volta che ho visto l’immagine su un quotidiano on-line, ma poi, progressivamente, mi sono chiesto quali erano le finalità di tale manifesto. E le finalità erano di richiamare all’attenzione pubblica al dramma di quelle donne che sono oggetto di violenza, dunque che dovranno, lo vogliano o no, “portare la loro croce”. Da questo punto di vista non ritengo che il manifesto sia blasfemo, non offende il mio sentimento religioso. Credo che si incorra in “eventi” blasfemi dipendendo dal fine dell’azione che si commette, e non sempre la forma può avere il completo significato di ciò che si vuole comunicare, non può, la forma, essere assunta a sostanza. Mi rendo conto che il discorso si presta ad molteplici considerazioni e non si può, ma non lo voglio, generalizzare. In questo caso non ritengo che l’immagine sia blasfema, non la ritengo neanche volgare dunque offensiva. Ritengo semmai blasfemo il crocefisso dorato e “brillantato” che usano molti personaggi televisivi, crocefisso che usualmente alloggia tra seni prospicenti offerti ai telespettatori tramite scollature da polmonite. Ed è solo un esempio.

[Picture original context here]

In weeks 75th to 81st (september 29th – november 17th) we have: 1033 civilians dead more than week 74th.

[Please click here for the picture original context]

Many years ago I bought a poster in a poster store in New York. Many times with L&M have discussed about it. Mela is used to say “what a beautiful dream story…”. During these days the life is dividing us and we’re working on a sort of psychological separation, but it’s being too strong.

So, my personal dream gift is attached to this post. See you!

Just a piece of paper, just a black pen,
few minutes to shut the eyes,
one second with the wide-eyed:
one shining rose to awake the night.

Io sono prigioniero di questa contraddizione: da una parte, credo di conoscere l’altro meglio di chiunque e glielo dichiaro trionfalmente  (”Io sì che ti conosco! Solo io ti conosco veramente!”); e, dall’altra, sono spesso colpito da questa evidenza: l’altro è impenetrabile, sgusciante, intrattabile; non posso smontarlo, risalire alla sua origine, sciogliere il suo enigma. Da dove viene? Chi è? Mi esaurisco in sforzi inutili: non lo saprò mai.” [R.Barthes, Frammenti di un discorso amoroso]


Punto comune di tanti e tanti discorsi consumati a vari livelli.

Credo che in fondo il desiderio di conoscenza dell’altro sia conseguenza del desiderio di possesso dell’oggetto dell’amore (l’altro) e ancor prima conseguenza dell’amore, considerando che la conoscenza dell’altro è strettamente legata all’amore. Sè non si conoscesse non si potrebbe amare e nel momento in cui non si conosce più anche l’amore in certo qual modo si arresta e quindi si ha la sensazione che la sostanza del sentimento stia involvendo in se stessa. Dunque, assodato che l’altro, seppur amato, rimane comunque non completamente conoscibile, sarà completamente amabile?

Da un altro punto di vista, considerato che non conosciamo intimamente e completamente nemmeno noi stessi, possiamo amarci (accettarci..) completamente?

Ancora, non conoscendo la divinità, se non per mediazioni dell’uomo e della natura e dunque come “in uno specchio”, possiamo amare completamente il Divino?

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