Sarà il tempo attuale, umido e un tantino grigio, fatto sta che desidero scrivere due righe su ciò che penso delle ultime settimane italiche, solo però, e in minima parte, da un punto di vista della gestione della cosa pubblica.
Tolleranza zero.
Mi sembra sia la parola d’ordine dell’esecutivo in carica in quasi ogni ambito della cosa pubblica da gestire. Un team di imprenditori prestati alla politica, evidentemente il politico “puro” è in via d’estinzione, che ragiona e decide in termini di bilancio al pallottoliere. Nella pubblica amministrazione entra 100 ed esce 200 (non so se il rapporto sia questo), quindi bisogna tagliare e si andrà avanti, dunque tolleranza zero. Nella scuola entra 100 ed esce 200 (…), quindi bisogna tagliare e si andrà avanti, dunque tolleranza zero, e via dicendo. Si taglia e si va avanti, ma dove si va?
La pubblica amministrazione spende troppo e produce poco, quindi con i tornelli e le visite fiscali intenisificate si circoscriverà il problema, dunque tolleranza zero. Il luogo di lavoro è visto come luogo redentivo, come luogo di rieducazione, una sorta di rivoluzione maoista all’italiana, ma forse il problema principale non è che viene male gestita o forse ingestita (dal top management a scendere)? La scuola è di scarsa qualità, per essere sintetici, dunque voto in condotta e grenbiuli, dunque meritocrazia-autorità-disciplina (attenzione a questo trittico un pochino inquietante), dunque tolleranza zero, ma forse il problema principale non è che la pubblica istruzione è da venti anni che viene lasciata a se stessa con uno strano concetto di autonomia scolastica e quindi non gestita? E via dicendo.
In questo autunno italico per migliorare la “qualità totale” (che significa anche competitività) della cosa pubblica si taglia. E tagliando si coprono le ferite che via via si producono e si produrranno con delle bende cosmetiche, una sorta di lifting di propaganda.
No, non credo che i problemi di questa nostra abusata Repubblica vogliano essere affrontati, e con un pizzico di presunzione, inizio a pensare che non vengano proprio capiti.
Questione 1: un farmacista può progettare un sistema di automazione industriale?
Questione 2: un architetto può effettuare un trapianto di cuore?
Questione 3: un laureato in lettere può fare uno studio geologico?
Questione 4: un avvocato può fare uno studio sull’impatto ambientale di una centrale nucleare?
Questione 5: un ingegnere può occuparsi di diritto pubblico?
Questione 6: un economista può dissertare di pedagogia?
Io a tutte le domande rispondo di no.
Ma in politica a tutte le domande si può rispondere di sì.