Archive for October, 2008

Sarà il tempo attuale, umido e un tantino grigio, fatto sta che desidero scrivere due righe su ciò che penso delle ultime settimane italiche, solo però, e in minima parte, da un punto di vista della gestione della cosa pubblica.

Tolleranza zero.

Mi sembra sia la parola d’ordine dell’esecutivo in carica in quasi ogni ambito della cosa pubblica da gestire. Un team di imprenditori prestati alla politica, evidentemente il politico “puro” è in via d’estinzione, che ragiona e decide in termini di bilancio al pallottoliere. Nella pubblica amministrazione entra 100 ed esce 200 (non so se il rapporto sia questo), quindi bisogna tagliare e si andrà avanti, dunque tolleranza zero. Nella scuola entra 100 ed esce 200 (…), quindi bisogna tagliare e si andrà avanti, dunque tolleranza zero, e via dicendo. Si taglia e si va avanti, ma dove si va?

La pubblica amministrazione spende troppo e produce poco, quindi con i tornelli e le visite fiscali intenisificate si circoscriverà il problema, dunque tolleranza zero. Il luogo di lavoro è visto come luogo redentivo, come luogo di rieducazione, una sorta di rivoluzione maoista all’italiana, ma forse il problema principale non è che viene male gestita o forse ingestita (dal top management a scendere)? La scuola è di scarsa qualità, per essere sintetici, dunque voto in condotta e grenbiuli, dunque meritocrazia-autorità-disciplina (attenzione a questo trittico un pochino inquietante), dunque tolleranza zero, ma forse il problema principale non è che la pubblica istruzione è da venti anni che viene lasciata a se stessa con uno strano concetto di autonomia scolastica e quindi non gestita? E via dicendo.

In questo autunno italico per migliorare la “qualità totale” (che significa anche competitività) della cosa pubblica si taglia. E tagliando si coprono le ferite che via via si producono e si produrranno con delle bende cosmetiche, una sorta di lifting di propaganda.

No, non credo che i problemi di questa nostra abusata Repubblica vogliano essere affrontati, e con un pizzico di presunzione, inizio a pensare che non vengano proprio capiti.

Questione 1: un farmacista può progettare un sistema di automazione industriale?

Questione 2: un architetto può effettuare un trapianto di cuore?

Questione 3: un laureato in lettere può fare uno studio geologico?

Questione 4: un avvocato può fare uno studio sull’impatto ambientale di una centrale nucleare?

Questione 5: un ingegnere può occuparsi di diritto pubblico?

Questione 6: un economista può dissertare di pedagogia?

Io a tutte le domande rispondo di no.

Ma in politica a tutte le domande si può rispondere di sì.

Pizzeria prima del ponte.
Edificio di Oracle bianco con vetri scuri.
COOP sempre piena, anche alla sera.
Taxi lucidi e pronti per partire.
Tavoli ben apparecchiati in castagno scuro.
Tante e tante parole.


A volte la vita è fastidiosamente uguale a se stessa.
Cerco lo sguardo,
ma lo sguardo sfugge,
verso terra,
verso il basso
quasi a volersi nascondere,
timidamente infastidito,
in un angolo di se stessi.

Tra gli sguardi,
uno che fugge,
l'altro che insegue,
il silenzio.

Poco tempo fa, è sceso dal suo eremo Andrew, e ci guardava con aria soddisfatta. Poi, da fumatore professionista quale è, ha tirato fuori dalla tasca il suo pacchetto di Diana in carta rigida, limited edition. Dire che è uno dei fumatori agonisti di maggior talento del centro-sud è riduttivo, dire che è quasi leggenda è riduttivo, dire che con la sigaretta ha un rapporto privilegiato ed unico è riduttivo, dire che la ama con fedeltà immutata e durevole è ancora riduttivo…

Un giorno mentre dimorava nell’eremo superiore di Poggio, in provincia di Rieti, e ripensava con amarezza al suo passato, si sentì pervaso dalla gioia dello Spirito Santo che lo rassicurò che gli erano stati pienamente rimessi tutti i peccati.”

[Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, VIII, 17, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999]

Da questo posto, ebbe inizio l’avventura di Francesco verso il mondo con i suoi frati, verso l’altro, nel 1208.

Un’immagine suggestiva e descrittiva:

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Stavo suonando la chitarra, i soliti pezzi, i miei ever green.

Ho tirato fuori il quadernone con i testi e gli accordi  e ho lasciato spazio a ciò che desideravo suonare e cantare. E’ interessante come brani che cantavo a sedici anni ma anche a venti, continuo a cantare adesso ed alcuni penso abbiano lo stesso significato di allora, una sorta di eskimo che mi è rimasto addosso, proprio a proposito di una delle canzoni che amo di più. E mentre cantavo pensavo a due vite fa. Sì insomma, quando si cambia posto, si fanno nuove esperienze, si frequentano altre persone, si conoscono altri aspetti di sè, si conoscono delle persone eccezionali con le quali nascono dei legami profondi e duraturi, ci si scopre anche diversi. Dal mio punto di vista si cambia vita, come si diceva sabato scorso con Mela. Dunque, due vite fa, con gli amici di allora, capitava per una serata di sentirsi pro-creatori di qualcosa, di sentirsi protagonisti del tempo e dello spazio, in barba alle trasformate di Lorentz che permottono di ben descrivere il legame spazio-tempo, e cantavamo. E desidero, con uno occhio lineare a domani, qui ripetere una frase che occupò, e che occupa, ancora, parte dei miei pensieri, quando all’oggi e al domani penso.

“[..] Che l’oggi restasse oggi, senza domani, o che domani potesse tendere all’infinito [..]“.

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In weeks 67th to 74th (july 4th – september 29th) we have: 1464 civilians dead more than week 66th.

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