Goodbye Alitalia, my last act, 5th act

La sera prima del giorno del requiem di Alitalia cerco di fare sintesi sulla mia opinione circa questa tristissima ma tipica situazione italica.
E’ inutile stare a scrivere su quella che era l’offerta AirFrance, è inutile anche richiamare altre situazioni passate, ad adesso quello che si può valutare è l’offerta dalla CAI.
Credo che ci siano responsabilità di due tipi sulla questione italica di Alitalia: la prima di lungo termine di natura quasi esclusivamente politica (diciamo da quindici anni ad oggi), la seconda a breve termine di natura sindacale e politica (il niet ad AirFrance, dal sindacato e da Berlusconi).
Io, pur avendo cercato di informarmi sulla proposta della CAI, non sono riuscito a capire qual’è il piano aziendale di risanamento della fallita Alitalia, cosa ci sia oltre le poche cifre sui possibili nuovi contratti e cosa sul ridimensionamento delle rotte e della flotta, cosa per la manutenzione (AZtech) e per il settore cargo. Sono 3250 gli esuberi o sono 10040? Cosa va effettivamente nella bad company e cosa nella good company? Cosa dovrò pagare come contribuente? Quali sono le prospettive a lungo termine? Quali sono i nuovi contratti dei dipendenti? Insomma una serie di  poche domande per le quali, per mia limitazione, non sono riuscito a trovare risposte concrete. Vedo la possibile soluzione CAI come poco chiara, pasticciata, che nascerà sulla base di un accordo quadro da definire in seguito, con gli stessi interlocutori che oggi sembrano scettici e forse anche contrari, insomma non credo che far uscire Alitalia dal fallimento in questo modo significhi farla rivivere, semmai potrebbe significare farla rimanere un pò meno fallita per qualche altro anno ancora, con i dipendenti a contratti azzerati e con poca visibilità verso l’alto management.

In conclusione, spero che l’accordo con CAI non abbia luogo, che si concluda questa procedura fallimentare che implicitamente va avanti da anni e che entrino opratori stranieri nel mercato italiano. Sono certo che gran parte del personale di volo, come anche quello di terra verrà impiegato da altre compagnie e per chi non troverà lavoro, beh c’è pur sempre la mobilità, c’è comunque lo stato che si farà carico di loro (cioè noi cittadini), anche perchè ce né faremmo carico comunque (non credo che siano proprio 3250 gli esuberi). Gli unici che ci perdono a prescindere dall’esito di questa trattativa da soap opera sono i precari, che si troveranno in strada comunque. Piena solidarietà a tutti i dipendenti, tipici ed atipici.

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7 Responses to Goodbye Alitalia, my last act, 5th act

  1. francesco says:

    Finirà che la CAI comprerà l’Alitalia, ma la comprerà in fallimento e con i dipendenti cassaintegrati, la comprerà a quel punto fuori dall’accordo col governo, quindi senza alcun obbligo di non smembrare e/o vendere parti di azienda prima di un determinato periodo, a quel punto potrà anche scegliere quali dipendenti reintegrare e quali no, senza condizioni e magari vendere ad Airfrance, con buona pace dei sindacati…W l’Italia.
    A domani
    Fra

  2. Paolo says:

    E’ probabile che vada così, o forse no.
    Non credo che la CAI possa entrare indisturbata nel periodo fallimentare con la sponsorizzazione del governo, andando avanti ad ultimatum, per lo meno me lo auguro, da sognatore.
    E poi le tratte che Alitalia non coprirà più sicuramente verranno coperte da altre compagnie.
    Comunque…
    A stasera!
    Buona giornata

  3. ericablogger says:

    buon fine settimana anche a te
    quanto ad Alitalia credo che ormai le ali siano state ormai tarpate completamente e ci resti solo una poverissima Italia di cui non si capisce più un bel nulla!!!
    ciao erica

  4. andrew says:

    … i dipendenti Alitalia hanno soprannominato la CAI=Compagnia Avvoltoi Italiani.
    Sembra una espressione forte, ma è proprio quella l’ idea che me ne sono fatto…ma forse sbaglio..forse sono davvero brave persone, i Colaninno, Tronchetti Provera, i Ligresti…la Signora Emma Marcegaglia, Benetton..
    A questi signori vorrei chiedere: cosa vi è stato promesso in cambio del “finto” interessamento alla compagnia di bandiera? Diteci la verità, ditelo che a voi di volare non ve ne frega nulla, che i vostri “impicci” sono altri…fatevi vedere per quello che siete davvero: la CAI=Compagnia Avvoltoi Italiani

  5. Paolo says:

    Non credo che la CAI e il faraone con essa si facciano da lato così tranquillamente, è una questione di interessi per la prima e di interessi e immagine per il secondo. A prescindere dalle promesse, che ci saranno pur state. Mi auguro che CGIL non scenda a compromesso così come i sindacati del personale di volo e mi auguro che, aperta la procedura fallimentare, vettori stranieri entrino nel mercato italiano.
    Buona domenica Andrew!

  6. Marco says:

    Alitalia e CAI rappresentano l’ennesimo scempio di una CASTA, quella politica, che ha a cuore solo ed esclusivamente il proprio tornaconto personale e non si ferma davanti a NIENTE pur di raggiungere i suoi obiettivi.
    Con la scusa della compagnia di bandiera si è pronti a REGALARE ai soliti AMICI una delle più grosse aziende italiane, a fronte di migliaia di esuberi, a fronte di un aumento di produttività con riduzione degli stipendi dei FORTUNATI che manterrano il proprio posto di lavoro e a fronte di una BAD COMPANY che rimarrà sulle nostre spalle … opss …. sulle nostre tasche. Il tutto condito da numerosi attacchi ai sindacati, che non esenti da responsabilità politiche, sono e rimangono l’unico organismo che DEVE tutelare un mercato del lavoro allo sbando più completo … ma questa è un’altra storia. Ciao Paolo!!!!

  7. Paolo says:

    Che dirti Marco, la questione è sotto gli occhi di tutti, ed ognuno la guarda con i propri occhi.
    Una cosa è certa, che comunque vada, cioè a prescindere dal tipo di accordo che ci sarà, perchè ci sarà, noi ci faremo carico di un bel pò di debiti che elegantemente ci verranno scaricari addosso. E continueremo a volare con una strana situazione di monopolio all’italiana.
    Lieto di aver avuto un tuo saluto!
    Ciao!

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