Archive for September, 2008

Ho visto con interesse “L’Ultimo Imperatore” (il film di Bertolucci) e sono rimasto sorpreso e affascinato dai costumi, le ambientazioni, le musiche.

Il film invece, cioè la storia dell’ultimo figlio del cielo, mi ha lasciato perplesso ed anche un tantino deluso. Innanzi tutto la descrizione della città proibita, che all’epoca era decadente e versava in uno stato di trascuratezza descrittivo del crepuscolo che l’Impero di mezzo, millenario, stava vivendo. Poi l’opportunismo e l’ambiguità dell’Imperatore che andrebbero considerati nell’ambito di un imperatore destituito e prigioniero nella sua decadente fortezza, che invece trovano spazio di mantenimento di una presunta linea politica e civica, un imperatore che sembra esclusivamente prigioniero degli eventi, trascinato dagli eventi. Infine il figlio del cielo che diventa cittadino e operaio a seguito della rieducazione in un campo che assomiglia più ad un campus universitario piuttosto che un “gulag” cinese, tale da far sembrare la Repubblica Popolare provvida verso i suoi cittadini. Insomma un buon servigio alla propaganda del partito. Un impero millenario spazzato via da una dittatura moderna che ha lasciato in vita l’ultimo Imperatore solo per una questione di opportunismo politico interno ed internazionale.

Questa è la mia opinione, limitata.

Un buon film, un bel film, ma che non parla della Cina di quegli anni con tutti i suoi protagonisti.

Che sia per lavoro o no, non fa alcuna differenza:
l’albergo,
la busta per la lavanderia,
la metropolitana con volti assolutamente diversi o
il tassista che guarda con aria annoiata,
il check-in in aeroporto o il check-in on line,
le passeggiate serali e
le ore continuative da Feltrinelli o Mondadori,
il burger king e il ristorante tipico,
la mensa dell’azienda che mi ospita,
i colleghi o i clienti,
la cena in Eurostar con i piatti che subiscono gli scossoni del viaggio
(niente a che vedere con l’Oriente Express),
il vociare degli altri passeggeri,
lo sguardo più interessato verso i posti che non sono i miei posti abituali,
le luci della notte.

Un ultimo pensiero:
la Sarita ha due anni.

La sera prima del giorno del requiem di Alitalia cerco di fare sintesi sulla mia opinione circa questa tristissima ma tipica situazione italica.
E’ inutile stare a scrivere su quella che era l’offerta AirFrance, è inutile anche richiamare altre situazioni passate, ad adesso quello che si può valutare è l’offerta dalla CAI.
Credo che ci siano responsabilità di due tipi sulla questione italica di Alitalia: la prima di lungo termine di natura quasi esclusivamente politica (diciamo da quindici anni ad oggi), la seconda a breve termine di natura sindacale e politica (il niet ad AirFrance, dal sindacato e da Berlusconi).
Io, pur avendo cercato di informarmi sulla proposta della CAI, non sono riuscito a capire qual’è il piano aziendale di risanamento della fallita Alitalia, cosa ci sia oltre le poche cifre sui possibili nuovi contratti e cosa sul ridimensionamento delle rotte e della flotta, cosa per la manutenzione (AZtech) e per il settore cargo. Sono 3250 gli esuberi o sono 10040? Cosa va effettivamente nella bad company e cosa nella good company? Cosa dovrò pagare come contribuente? Quali sono le prospettive a lungo termine? Quali sono i nuovi contratti dei dipendenti? Insomma una serie di  poche domande per le quali, per mia limitazione, non sono riuscito a trovare risposte concrete. Vedo la possibile soluzione CAI come poco chiara, pasticciata, che nascerà sulla base di un accordo quadro da definire in seguito, con gli stessi interlocutori che oggi sembrano scettici e forse anche contrari, insomma non credo che far uscire Alitalia dal fallimento in questo modo significhi farla rivivere, semmai potrebbe significare farla rimanere un pò meno fallita per qualche altro anno ancora, con i dipendenti a contratti azzerati e con poca visibilità verso l’alto management.

In conclusione, spero che l’accordo con CAI non abbia luogo, che si concluda questa procedura fallimentare che implicitamente va avanti da anni e che entrino opratori stranieri nel mercato italiano. Sono certo che gran parte del personale di volo, come anche quello di terra verrà impiegato da altre compagnie e per chi non troverà lavoro, beh c’è pur sempre la mobilità, c’è comunque lo stato che si farà carico di loro (cioè noi cittadini), anche perchè ce né faremmo carico comunque (non credo che siano proprio 3250 gli esuberi). Gli unici che ci perdono a prescindere dall’esito di questa trattativa da soap opera sono i precari, che si troveranno in strada comunque. Piena solidarietà a tutti i dipendenti, tipici ed atipici.

Poco fa stavo fumando fuori casa, e tutt’intorno c’era l’umido della pioggia appena finita, c’era il buio livido e contaminato dalla rada illuminazione stradale ed erano visibili come ombre più scure le querce del bosco e sopra di loro, quasi a sfumare, una luna muta che rompeva il mio silenzio interiore.

Ho ripensato ad Ungaretti e scorrendo tra le pagine ho trovato le quattro righe stupende che seguono.

Magica luna, tanto sei consunta

Che, rompendo il silenzio,

Poggi sui vecchi lecci dell’altura,

Un velo lubrico.

[G.Ungaretti, Preludio, 1934]

Ferie finite.

Le ultime ore le sto vivendo nel tentativo di installare Linux sul portatile, anche questo è amore.

Torre Vado con la Skywalker family (nella extended release) e con i Dapranovich è stata un passaggio fondamentale, quasi indispensabile. Come se d’un tratto alcune mie questioni si fossero dipanate da sole, ma forse il tempo era maturo. Tornando in macchina ho ascoltato a non finire i CSI prima e poi i CCCP, ed intanto attraversavo gli appennini, e poi verso Roma con il sole che rimaneva alle mie spalle. 

Come al solito poche foto, ma una la pubblico, perchè in un certo qual modo è riassuntiva del periodo trascorso. 

 

Finalmente la cordata ha un nome, ha dei nomi.

Finalmente le indiscrezioni sono divenute semi-conferme.

Finalmente il consesso di nobel si è riunito ed ha pensato un piano di risanamento degno di divenire spartiacque tra l’economia moderna e quella futura, tra l’alto management e il management di livello astrale, un piano che ha iniziato a mostrare l’enorme competenza di chi lo ha pensato, un take over management plan degno dei più alti riconoscimenti accademici ed elemento di unione, dopo un secolo di contrapposizione economica, tra l’economia di mercato e l’economia pianificata, anello imperituro di alta scienza di gestione tra il pubblico e il privato.

Grazie a tutti voi membri della cordata italica, grazie al piano della “banca” che risana e salva tutti, grazie al faraone che in un inaspettato balzo laterale ha mostrato tutta la sua magnaminità ed amore per la patria.

Dopo quindici anni di gestione finalizzata al fallimento della compagnia di bandiera, dopo rimpalli vari e frasi pronunciate all’italiana, finalmente il nuovo, finalmente qualcosa che nessuno mai avrebbe immaginato, finalmente un piano di risanamento al quale non si può dire di no!

Sono bastati pochi mesi per sintetizzare la genialità del secolo, seconda nemmeno alla nota teoria di Einstein dalla quale l’uomo tanto ha preso, in poche parole: privatizzano gli utili e socializzano le perdite.