Ci sono momenti di intensa attività emotiva nei quali affiorano involontariamente nella memoria attuale, dalle pieghe di quella remota, delle immagini di vissuto. Ora, non sto qui a scrivere il processo che mi ha portato a ricordare una parte molto breve di un romanzo che lessi molto tempo fa, anche perchè non credo sia interessante e poi perchè la ritengo strettamente personale, tuttavia d’impulso desidero trascrivere quel brano:
“[..]Seduto al tavolo della cucina, fissavo la nuvola sopra al cimitero. Era immobile, ferma lassù come se fosse stata fissata al cielo con un chiodo. E’ ora di svegliare le bambine, pensai. Si è fatto giorno e si devono alzare, loro sono molto più forti e vitali di me e hanno bisogno di questo nuovo giorno. Devo andare in camera da letto, togliere loro le coperte di dosso, appoggiare le mie mani sui loro morbidi e caldi corpicini e annunciare che è iniziato un nuovo giorno. Devo farlo ora, pensai, ma non riuscivo a staccarmi dal tavolo della cucina. Era come se tutte le forze mi avessero abbandonato e qualcuno fosse venuto alle mie spalle e avesse tolto silenziosamente un tappo dal mio corpo. Appoggiai i gomiti sul tavolo e nascosi la testa tra le mani. In quell’oscurità riuscii a scorgere una pioggia che cadeva nel mare. Cadeva silenziosamente sull’immneso mare, senza che nessuno potesse vederla. Continuai ad avere davanti agli occhi quell’immagine, fino a che qualcuno mi si avvicinò e mi appoggiò con delicatezza una mano sulla spalla.”
[A sud del confine, a ovest del sole, Haruki Murakami]
E’ un romanzo sul desiderio e sul conflitto tra realtà e sogno, sulle nostre possibilità di indirizzare il nostro futuro, in quanto siamo, e le possibilità concrete che la realtà ci propone. Come una sorta di compromesso esistenziale tra ciò che vorremmo essere e ciò che dobbiamo essere, che ci piaccia o meno, come un lento cercare e cercare ancora quel piano vitale nel quale realtà e sogno si intersecano e possono coesistere, in equilibrio precario, ma coesistono.
Ho davanti agli occhi l’autunno del ’95 in cui tra Tokyo e Baya California c’era un battito di ciglia che potevo chiaramente vedere.
molto romantico !
se passi da me tra 5 10 minuti e magari un pochino di più ci sarà un post con un regalo x te !
ciao erica