Prologo: Il canarino è una bevanda che va servita calda, utile nei casi di indigestione o d’imbarazzo di stomaco e si prepara versando dell’acqua molto calda, lasciata prima bollire per tre o quattro minuti con delle foglie di alloro, in una tazza con dei pezzetti di scorza di limone.
Ieri, nel risveglio silenzioso delle nebbie e la pioggia leggera che rimaneva quasi sospesa nell’aria, ho sperimentato, con la preoccupazione e la rassegnazione di chi mi ospitava, quella nausea che probabilmente appartiene alle donne in stato avanzato di gravidanza. Incapace quasi di stare in piedi, incapace di stare sdraiato in un divano che oramai mi appartiene per amore sconfinato, dopo un paio di tazze di tè con limone, quasi rassegnato mi sono sdraiato sì, ma su un letto. Pensavo che non sarei potuto ripartire data la nausea che non accennava a scemare. Così mi sono coperto e lentamente, senza fare movimenti bruschi, mi sono addormentato. Poi, nel pieno di quella fascia così cara di chi vive dove il tempo rallenta, cioè nella fascia meridiana, quindi intorno ad ora nona, mi è stato portato il canarino. La situazione apparteneva ad altri tempi, fuori la pioggia lenta e il silenzio, nella camera quasi il buio, giù nella valle la nebbia, come un tappeto soffice di ovatta che aveva tolto tutto il resto; la bevanda, fumante, il mio amico che parlava lentamente e a voce sommessa: se fossimo stato nel chiostro di Chiaravalle sette secoli fa, non si sarebbe apprezzata differenza. E come accade, a noi monaci d’un tempo, il canarino è stato miracoloso. Ristabilito in un ora. Come se mi fossi alzato con le ossa un pò peste, come se avessi dormito poco, ma la nausea, proprio quella lì, come un incubo invadente era stata fugata dalla veglia della scienza tradizionale.
[Particolare del Chiostro, Abbazia di Fossanova]

hai un gusto straordinario!
lo proverò anch’io, visto soprattutto che qui piove da 15 giorni e non cessa, ‘sta stagione delle piogge ! che barba