Archive for May, 2008

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Alcuni giorni fa ho scritto un post nel quale mi lamentavo del fastidio dei tacchi delle colleghe in ufficio. Ho avuto solidarietà, comprensione, incomprensione. Il post ha favorito varie considerazioni relative a differenti luoghi e tipologie di lavoro, dunque dalla mia azienda (non italiana) passando per un’altra azienda (italiana) arrivando ai luoghi di insegnamento ed infine ai luoghi esistenziali. Se Marco, Fasterbit and Andrew sarebbero disposti, mi sembra, anche a sopportarli i tacchi, considerato i “rumori” che loro ascoltano quasi quotidianamente (e che io ben ricordo), Erica sottolinea che in ambito scolastico hanno funzione di richiamare l’attenzione degli alunni, e dunque rientrano in un quadro più ampio del rapporto alunno-docente, la Flower emergendo come voce nel deserto si spinge oltre la solidarietà di genere e considera l’utilizzo di scarpa con il tacco un gran lavoro!

Nel microcosmo che abbiamo cosituito emerge evidente che il tacco (di scarpa femminile) ha una caratteristica comunque di base, cioè che richiama l’attenzione (lo so è una considerazione da nobel, ma tant’è), poi le considerazioni che nè conseguono dipendono dall’approccio di ciascuno alla questione tacco.

Spinto dalla curiosità ho indagato, e in due casi ho avuto il seguente colloquio: “[...] come va oggi? – mi sento stanca, figurati con sono venuta con le scarpe da ginnastica…” ; “[...] hai timbrato tre palazzi più giù… – e ti credo, quando indosso le scarpe con il tacco impiego un quarto d’ora per arrivare fin qui…”

Premesso che la popolazione statistica è composta da un numero talmente esiguo di membri che la mia breve indagine non ha validità scientifica ma semplicemente speculativa, tuttavia mi sembra di capire che in linea di massima l’utilizzo del tacco comporti una certa “sofferenza”, quantomeno stanca più di un’altra scarpa (anche questa è un’altra considerazione da nobel…). Ora, non cadendo nelle trappole dell’estetica crociana, dunque sull’estetica come scienza dell’espressione, mi chiedo, visto che a lavoro si viene 5 giorni su sette per più di undici mesi l’anno, perchè ostinarsi con il “tacco che stanca” e aumentare il rumore latente dei luoghi di lavoro? O sono io che sto diventando esageratamente sensibile al tacco?

Detto ciò ribadisco che non sopporto più le mie care colleghe con il tacco da dodici!

Alcuni anni fa (un bel pò, dal mio punto di vista) lessi N.P. di Banana Yoshimoto. Lo lessi tutto d’un fiato, senza esitare, non rimanendo impermeabile  ma bagnandomi, sporcandomi, a volte opponendo resistenza. Rimasi disarmato, in alcuni momenti fu come ricevere  un pugno nello stomaco, secco, alla mattina appena svegli. Un pò quel libro mi ha cambiato.

Ad oggi, con la consapevolezza che l’amore non può essere insegnato nè tantomeno si può apprendere, mi trovo in parte con quella freschezza e ingenuità con la quale, nell’allora inverno romano, mi approcciavo alla vita.

Just one day.

Navigando mi sono imbattuto in un photoblog in cui erano pubblicate delle foto che alternavano un viso femminile ad un muso di gatto con la particolarità che gli occhi umani e quelli felini erano i medesimi. E’ un periodo, e forse anche il momento storico che vivo, che sono molto sensibile emotivamente e mi lascio andare ai ricordi. E così, le immagini del binomio donna-gatta/o mi hanno richiamato alla mente la poesia di Pavese che riporto a seguire. Bel momento.

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole -
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di Primavera.


 [The cats will know © C.Pavese]

In weeks 53rd and 54th (may 5th – may 20th) we have: 438 civilians dead more than week fifty-second.

Prologo: Il canarino è una bevanda che va servita calda, utile nei casi di indigestione o d’imbarazzo di stomaco e si prepara versando dell’acqua molto calda, lasciata prima bollire per tre o quattro minuti con delle foglie di alloro, in una tazza con dei pezzetti di scorza di limone.

Ieri, nel risveglio silenzioso delle nebbie e la pioggia leggera che rimaneva quasi sospesa nell’aria, ho sperimentato, con la preoccupazione e la rassegnazione di chi mi ospitava, quella nausea che probabilmente appartiene alle donne in stato avanzato di gravidanza. Incapace quasi di stare in piedi, incapace di stare sdraiato in un divano che oramai mi appartiene per amore sconfinato, dopo un paio di tazze di tè con limone, quasi rassegnato mi sono sdraiato sì, ma su un letto. Pensavo che non sarei potuto ripartire data la nausea che non accennava a scemare. Così mi sono coperto e lentamente, senza fare movimenti bruschi, mi sono addormentato. Poi, nel pieno di quella fascia così cara di chi vive dove il tempo rallenta, cioè nella fascia meridiana, quindi intorno ad ora nona, mi è stato portato il canarino. La situazione apparteneva ad altri tempi, fuori la pioggia lenta e il silenzio, nella camera quasi il buio, giù nella valle la nebbia, come un tappeto soffice di ovatta che aveva tolto tutto il resto; la bevanda, fumante, il mio amico che parlava lentamente e a voce sommessa: se fossimo stato nel chiostro di Chiaravalle sette secoli fa, non si sarebbe apprezzata differenza. E come accade, a noi monaci d’un tempo, il canarino è stato miracoloso. Ristabilito in un ora. Come se mi fossi alzato con le ossa un pò peste, come se avessi dormito poco, ma la nausea, proprio quella lì, come un incubo invadente era stata fugata dalla veglia della scienza tradizionale.

[Particolare del Chiostro, Abbazia di Fossanova]

…ci siamo messi d’accordo, abbiamo pianificato il da farsi, avevamo rabbia, non potevamo permettere che una ragazzina mettesse in giro certe voci. Basta uno sms. Siamo in tre, numero simbolicamente perfetto, possiamo e dobbiamo. Non conta la coscienza che può urlare, non conta che finchè ha soddisfatto le nostre pulsioni dei lombi era una di noi, non bisogna pensare più di tanto in questi casi, occorre agire, in fretta, con determinazione, e poi provare a dimenticarsi di tutto. Tentare di vivere normalmente per quasi quindici giorni, rispondendo alle domande di rito con necessarie risposte rituali – ma cos’hai? Non mangi? …non ho molta fame, non scocciarmi…ma sì, tutto bene…-

Basta poco, e il Caino che è in ognuno di noi si riprende la sua parte di storia; ma siamo noi a decidere da che parte stare, il confine è chiaro, netto.

Provo dolore e anche rabbia, perchè i nostri figli sono anche frutto della nostra modalità educativa, del tipo di contenuti educativi (in termini di valori etici, morali, civici…) che trasmettiamo loro, sia nel contesto familiare sia nel contesto scolastico.

Zefiro sospingeva delicatamente verso il basso Psiche affinchè potesse incontrarsi con Ares, nella buia grotta ricolma di gioielli ed abiti lussuosi. Ma questa è un’altra storia, è mito, quell’altra è realtà.

Non nè posso più di sentire lo scalpitio!

Non nè posso più di sentire lo scalpitio deciso e fastidioso!

Deciso, fastidioso, quotidiano, presente in ogni stagione!

Non nè posso più di subire questo rumore ticchettante, prodotto sul parquet dei corridoi e delle stanze dai tacchi sempre affilati delle varie colleghe!

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Ce nè fosse una che cammina con calma tentando di minimizzare tale suono secco e penetrante…

Quando le parole non sono sufficienti.

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Il governo cinese ha cancellato alcuni eventi per “ragioni di sicurezza“:

  • Bugie musicali (cioè le avventure di Pinocchio): speccatolo per l’infanzia messo in scena dall’Associazione dell’Orto di Firenze
  • Food, Wine, Tourism and Culture Extravaganza (cioè fiera enogastronomica, incluse le altre attività correlate a tale evento): evento promosso dall’Unione Europea
  • Esposizione fotografica delle olimpiadi precedenti
  • Festival della fotografia
  • ….

I Consolati cinesi intanto rallentano l’iter di rilascio dei visti per la Cina.


La Cina, sentendosi sotto assedio, vuole ridurre le occasioni di contatto con l’esterno in questo periodo che ritiene “critico”. Pertanto agisce nell’unico e totalitario modo che conosce, il controllo monopartitico della libertà (non riconosciuta) dell’individuo.

E così le olimpiadi da evento multirazziale e cosmopolita, diventano evento critico.

Secondo voi il famoso detto di Mao che “la verità si trova sulla canna del fucile” è così fuori moda nella terra del Celeste Impero?

In week 52nd (april 28th – may 5th) we have: 139 civilians dead more than week fifty-first.