Nella messa esequiale, secondo il rito tridentino, viene proclamato (o cantato) il Dies Irae (parte del Requiem); il requiem parla del giorno del giudizio, in cui tutte le anime saranno giudicate, appunto, davanti al trono dell’Altissimo (come recita L’Apocalisse).
Ebbene, con il dovuto termine di paragone, ritengo sia giunto il momento di intonare il Requiem e con esso il Dies Irae ad Alitalia.
Dal 2001 Alitalia inizia a “perdere”, cioè a non essere competitiva, fino ad essere talmente prosciugata (leggi rinsecchita ed asmatica) da tener lontani eventuali compratori; Alitalia sta implodendo, e nel giorno del giudizio all’italiana dell’Alitalia ci saranno tutti, chi per cinque anni (2001-2006) si è ben guardato di sporcarsi le mani e occuparsi del problema-cataclisma (data la connotazione fortemente politica dello stesso), chi le mani se le è sporcate con un tantino di ingenuità furbetta, chi ha detto semplicemente di no perchè voleva mantenere nei secoli lo status quo dell’azienda, chi riteneva che AirFrance-KLM fosse esattamente una public company all’italiana, quella cioè dell’amatriciana, del panettone e del cannolo per finire, chi ha dato fondo a tutto l’acume che l’uomo può mostrare trovando soluzioni esemplari al sub-problema Malpensa no–Fiumicino sì e chi ha cavalcato il solito mulo degli alpini (proprio quelli della campagna in russia, mandati con i muli per attraversare la steppa) ricordando a tutti gli italiani italici che se si rompeva la corda con AirFrance-KLM c’era pur sempre una corda-ta dietro l’angolo.
Domani si saprà se l’azienda verrà commissariata o mantenuta ancora in vita tramite accanimento terapeutico (attendendo che valga meno dell’edicola in vendita davanti al tribunale della mia città, che a ben vedere rappresenta un business interessante, in modo da raccoglierla e farne una low-cost da un probabile nome tipo MediaAir, o che ne sò ArcorAir), ma in ogni caso la gestione Alitalia, dai governi degli ultimi quindici anni ai sindacati passando per il CDA della stessa, hanno mostrato tutta la loro incapacità ed inadeguatezza gestionale, arrivata ad un punto tale di dilettantismo da resituirla al mercato moribonda. In ogni caso è un fallimento, nel vero significato del termine e dunque
Lacrimosa dies illa,
qua resurget ex favilla
judicandus homo reus.