Guardando verso sud, parte II

Il post che segue vuole essere un commento di sintesi a quanto dibattuto nel post “Guardando verso sud”.
E’ interessante, a seguito dei commenti, come il tema portante sia il viaggio.
Viaggiare verso orizzonti lontanissimi o viaggiare nei luoghi quotidiani, comunque viaggiare per incontrare se stessi e per scoprire, o riscoprire, aspetti di se stessi. Alcuni commenti poi, conoscendo le persone che lì hanno fatti, assumono per me un significato più profondo e arricchiscono di più questo spazio di confronto annidato virtualmente nella realtà.

Io vorrei ancora riportare l’attenzione sulla fantasia, e dunque sulla possibilità di dilatare la nostra percezione del reale rimanendo immobili nel proprio spazio vitale.
A tal riguardo, a seguito di una chiacchierata appena iniziata con una persona per me fondamentale, vorrei permettermi due parole: quando Leopardi si trova davanti alla famosa “siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” si risolve, “sedendo e mirando, interminati spazi [..], e sovrumani silenzi, e profondissima quiete” che “nel pensier” si immagina. E’ scontato sottolineare che Leopardi immagina quello che non vede, penetra in uno spazio immaginario alimentando il suo desiderio di infinito, un infinito del tutto privo di connotazioni religiose, creato nel pensiero per esclusione e contrapposizione e che si identifica con il desiderio del piacere.
Mi sembra che queste parti de “L’Infinito” descrivano sinteticamente gli aspetti costitutivi dell’adoperare la fantasia, adoperarla partendo da ciò che siamo (e non prescindendo da ciò che siamo) e di volta in volta configurarla in paesaggi interiori necessariamente diversi.

Non vorrei iniziare a scrivere per frasi fatte, non né sono capace, non né ho la cultura, tuttavia mi convinco sempre di più che siamo ciò che pensiamo e ciò che crediamo.

Infine uno stralcio di un brano che a lungo mi ha interrogato negli ultimi tempi:
[..] Hajime veniva verso di me barcollante e, divorando al granita, mi faceva vedere le conchiglie che aveva raccolto.
“Non è poi così semplice, sai? Non tutte le conchiglie vanno bene” disse una volta.
Levigate dalle onde, alcune erano davvero rotonde, altre avevano assunto una forma allungata, altre ancora erano state lucidate al punto di risplendere. Avevano tutte delle linee affusolate molto belle.
“Che cosa ci farai?”
“Voglio dare un’anima ai miei pupazzi di stoffa” rispose Hajime seria in viso. “Sono delle creature viventi, no? Per cui hanno bisogno anche delle ossa.”
Guardai il mare, e pensai che il suo ragionamento aveva un senso.[..]

[B.Yoshimoto, Il coperchio del mare, Feltrinelli, 2007]

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5 Responses to Guardando verso sud, parte II

  1. ilaria says:

    A Leopardi, nn mancava il desiderio del piacere perchè privo di connotazioni in generale… a questo punto consiglio la vista di Neverland…(spero tu sia guarito)…

  2. ericablogger says:

    che bello questo post
    e quanto mi è piaciuto yoshimoto
    dare un’anima ai pupazzi !
    se tutti i miei pupazzi avessero un’anima anche loro potremmo viaggiare insieme, loro ed io, in un fantastico mondo di sogno e di sogni…
    un augurio se sei stato ammalato x una pronta guarigione
    ciaoerica

  3. Paolo says:

    Ciao!
    Il brano di Yoshimoto è molto bello sì, ma ancor più bello è libro.

    Oggi sto meglio, ho anche fatto una bella passeggiata subito dopo il pranzo, al centro del paese, dove le anziane ancora siedono sul ciglio delle porte davanti al sole e con il fazzoletto in testa. Erano stupende!

    A presto

  4. ericablogger says:

    ma dove vivi? deve essere un bellissimo luogo
    ciao erica

  5. Fasterbit says:

    Un saluto, paolo!

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