La scorsa mattina, in treno, sul treno delle 6.19 per Roma, con una carissima ed intima persona si parlava anche del mito di Sisifo. Poi dopo esserci salutati intorno alle 7.40 io mi sono recato lentamente a lavoro.
Pensavo, in metropolitana prima e sulla navetta aziendale poi, e mi figuravo Sisifo intento a spingere il suo masso su questo monte non troppo ripido, senza alberi, regolare e con un prato verde verde che lo copre interamente e con la sommità assai stretta in modo da non permettere l’equilibrio del masso stesso.
Sisifo nudo a far rotolare il masso, grande quasi quanto lui. Un’eternità intera a fare la stessa azione, le stesse azioni quotidiane per l’eternità. Arrivare ad un passo dalla meta e puntualmente ripartire da capo.
L’uomo che aveva osato sfidare gli dei venne punito ad un’eterna incompiutezza.
L’uomo che aveva osato sfidare gli dei venne punito a spendere un’enorme fatica per un’azione che non avrebbe prodotto risultati, condannato a spendersi in una fatica vana.

Tali sono a volte le nostre azioni, ci teniamo occupati ma in modo inconcludente, spendiamo energie inutilmente, corriamo avanti e indietro un’intera giornata e poi alla sera rimane una nebbia sottile fatta di silenzi; a volte i comportamenti sono copionici, come i fine settimana, come alcuni discorsi che si fanno con le persone di ogni giorno.
Ci si trova spesso ad essere sempre gli stessi, eppure la nostra vita avanza inarrestabile.