Domenica scorsa si discuteva circa l’uso del termine “laico” e di come fosse difficile individuare una univocità di significato. Consultando il dizionario enciclopedico, si può sintetizzare nel modo seguente:

1. il laico è colui che non appartiene al clero (non appartiene cioè alla gerarchia ecclesiastica);

2. è anche laico chi si ispira al pensiero laicista e quindi dichiara la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico.

Dalla prima definizione si ha, per esempio, che un monaco non sacerdote (non diacono) è laico.

Dalla seconda definizione si ha, per esempio, che una persona che si rende autonoma rispetto ai dogmi della Chiesa Cattolica è laica, tuttavia si può essere autonomi nel senso di essere in grado di “gestire” (in senso lato) la propria vita ma non si può essere autonomi rispetto ai valori fondamentali cattolici perchè gli stessi orientano e fanno da metro di giudizio per ogni decisione, i valori fondamentali influenzano profondamente il credente, quindi in questo esempio la persona autonoma è atea.

Il cattolico dipende dal Vangelo, l’ateo no.

Il cattolico è autonomo nell’attualizzare le scelte quotidiane in base al Vangelo, l’ateo non tiene conto del Vangelo perchè non si lascia influenzare da esso.

Si ha così un monaco, che dedica tutta la sua vita alla causa del Vangelo, che non essendo “ordinato” è laico, e si ha un ateo, che dedica tutta la sua vita ad altri valori (che non sono nell’insieme il Vangelo), che rendendosi autonomo, nel senso di non lasciarsi influenzare, dal Vangelo è anch’egli laico.

Occorre essere attenti quando si parla….