Archive for October, 2007

In week 25th (october 22th – october 29th) we have: 407 civilians dead more than week twentyforth .

La giunta militare mostra di volersi riconciliare con i monaci. Dopo giorni di assenza alcune immagini sono uscite dalla fitta nebbia informativa birmana. Mostrano dolorosamente il contrario.

Non pubblico le immagini perchè penso non siano adatte a tutti i lettori, essendo crude e violente, tuttavia è possibile vederle nel sito AsiaNews.it .

Lozano non verrà processato in Italia, non verrà processato secondo il nostro codice legislativo e ciò per difetto di giurisdizione, così si è espressa la nostra “giustizia”.

Il difetto di giurisdizione cosegue dal fatto che l’Italia (e non un altro Paese) ha accettato una risoluzione del Consiglio di sicurezza che, per gli uomini delle forze della coalizione (si parla quindi di militari), assegna il potere di procedere ad un’azione legale esclusivamente agli stati di invio. Pertanto se Lozano fosse appartenuto al contingente italiano sarebbe stato processato in Italia, vivecersa no. E su questo c’è poco da dire.

Non condivido e francamente mi irrita il vociare che si rincorre da ieri circa la sentenza della terza corte d’assise di Roma, la corte ha sentenziato ciò che si sapeva avrebbe fatto, nè più nè meno, è quindi irrispettoso nei confronti di Calipari continuare a congetturare di comportamenti sui juris americani ricordando altre tragedie, che poco c’entrano con la presente, per rendere più scuro l’alone di mistero che già persiste. La questione secondo me va affrontata diversamente, e mi spiego: l’omicidio di Calipari è avvenuto nell’ambito di una missione “segreta” in un contesto di guerra e nella guerra c’è anche chi muore per fuoco amico. Calipari viaggiava su di una vettura presa a noleggio, non segnalata al comando e senza contrassegno. Pertanto la missione di Calipari, già rischiosa di per sé è stata anche maggiormente esposta al rischio da altri aspetti. Per gli USA la faccenda inizia e finisce nell’aver appurato che Lozano ha sparato ed ucciso Calipari. Ma per l’Italia? Nella presente situazione gli unici che hanno diritto a sfogare la propria rabbia sono i familiari di Calipari, i quali meritano rispetto per la loro amarezza e per il loro dolore, ma noi credo proprio non possiamo permettercelo nascondendoci dietro il loro lutto e sentendoci italiani e patriottici, saremmo irrispettosi proprio nei confronti di Calipari e dei suoi familiari. Ciò che possiamo chiedere è come mai i tre funzionari del SISMI interrogati a seguito del tragico evento hanno opposto il segreto di stato? L’Italia deve accettare, anche in situazioni future, una risoluzione come quella citata che impedisce il luogo a procedere in casi di questo tipo?

Questa è la mia opinione.

Non ho immagini, nel web non ci sono immagini recenti sulla situazione birmana, intanto l’inviato dell’ONU Ibrahim Gambari si trova in Cina, una delle ultime tappe del suo viaggio diplomatico in Asia, con l’obiettivo di intensificare la campagna mondiale per il processo democratico in Birmania. Oltre a non essere disponibili immagini non sono disponibili neanche notizie, ossia si trovano pochi trafiletti qua e là, per il resto ci sono ben altre cose di cui parlare, come per esempio del fatto che la coppia dalle mille adozioni (Pitt-Jolie) ha deciso di acquistare una casa o in Francia o in Spagna o in Italia perchè si sentono nomadi. Ma faccio anche finta di capire che tanti sono i palati da servire e tante le notizie da fornire…

Si parla di prigione a cielo aperto, tante sono le persone detenute dal regime birmano, ivi comprese quelle presenti nei campi di ri-educazione.

In week 24th (october 15th – october 22th) we have: 413 civilians dead more than week twentythird .

Ormai ci siamo, la campagna acquisti ha dato i suoi frutti, per la legge elettorale non c’è più tempo, semmai piccole modifiche a quella attuale, la capitale morale d’Italia è Milano (ovviamente a detta di Bossi), il governo dà il governo toglie, il Faraone ha capacità predittive (il governo cadrà la seconda settimana di novembre!), il ministro dai calzoni corti e gli scarponcini lucidi lancia l’ultimatum numero “n” (con “n” che prima o poi inizierà a tendere ad infinito), con le urgenze che che ci sono in molti ambiti della vita pubblica del Paese sembra sia necessario regolamentare il mondo dei web-blog, e via dicendo…

Ma sapete che c’è, al 29 ottobre 2008 mancano ancora 370 giorni, quindi, visto che stiamo oramai abituandoci a non dare più niente per scontato, con i vari nobels che ci stanno governando negli ultimi anni, ho la sensazione che prima di tale data il governo non cadrà.

In quella data si compiranno i due anni, sei mesi e un giorno che faranno scattare il diritto alla pensione parlamentare per i deputati e i senatori che l’anno scorso sono stati eletti per la prima volta. Superato tale traguardo, ciascun parlamentare di prima nomina maturerà il diritto a un assegno vitalizio di 3108 euro, ovviamente al mese. E’ ovvio inoltre che qualora si superasse tale data, ciascun neoeletto dovrà versare di tasca propria i contributi che mancano per raggiungere i cinque anni della legislatura piena, e magari dovrà aspettare anche i 65 anni prima di incassare la sua pensione parlamentare, ma ne vale comunque la pena, si parla di 3108 euro!

Infine, i neoletti sono 266 a Montecitorio e 115 a Palazzo Madama, pertanto è comprensibile che l’esercito dei 381 aspiri ad aggiungersi all’altro esercito, quello dei 1377 ex-deputati e 861 ex-senatori che oggi incassano ogni mese il generoso assegno vitalizio corrisposto dal Parlamento, cioè da noi, mensilmente per una vita intera.

E dunque, resistete, dimostrateci di affezionarvi almeno a questo ideale, almeno all’obiettivo tutto italiano del 29 ottobre 2008, potete farcela!

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Penso che ormai l’opinione pubblica abbia appreso dei proiettili intimidatori inviati ai magistrati Forleo e De Magistris, ora, a prescindere dal significato che si possa attribuire a tale azione, mi chiedo se si possa fare distinzione tra azioni intimidatorie e mi spiego: c’è un articolo su Il Giornale di oggi dal titolo “Proiettili ai magistrati che indagano su Prodi e DS” che tratta proprio questa notizia. Alla fine di questo articolo, di lunghezza contenuta, proprio all’ultima frase, c’è scritto che presso la redazione de Il Giornale, questa mattina, è stata recapitato un proiettile indirizzato anche a Prodi, viene anche specificato che non si sa se sia o meno attendibile tale azione, cioè è un buontempone chi ha inviato il proiettile e dunque voleva solo divertire o emulare persone più serie o è una persona seria che ha manifestato una minaccia altrettanto tale? Questo è il punto, i proiettili inviati ai magistati sono da prendere sul serio, per definizione e senza esitazione, quelli inviati al presidente del Consiglio no…

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In week 23rd (october 8th – october 14th) we have: 460 civilians dead more than week twentysecond .

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Guardando l’immagine relativa ai giochi olimpici del prossimo anno in Cina (scattata in una delle cerimonie che stanno precedendo l’evento), mi chiedo quale “mondo unito”? Quale “sogno condiviso per un mondo unito”?

Riporto a seguire uno stralcio di un articolo che ho letto poco fa. Mi sembra sia un’equilibrata ed obiettiva sintesi di ciò che sta accadendo e che forse accadrà in Birmania. Pone soprattutto un interrogativo vecchio quanto l’uomo, un interrogativo che sinceramente mi provoca e mi lascia dolorante nella mia ignavia. Cosa si può fare concretamente, che non sia il semplice scrivere o parlare?

“[...] Già si è parlato di boicottare le Olimpiadi dell’estate 2008 in Cina, ma finora la proposta non decolla. Anzi, due mesi dopo l’inizio della rivolta contro la dittatura militar-socialista della Birmania, la situazione è nettamente peggiorata e non si vedono segni di miglioramento. L’ONU è bloccata da Cina e Russia e sta tramontando l’interesse dell’Occidente per i monaci buddhisti e il popolo birmano, mentre la pesante repressione dei militari è giunta fin dove non erano arrivati né gli spietati imperatori di un tempo (nel 1878 il ventenne Thibaw fece strangolare 86 parenti: arrestato a Mandalay dagli inglesi nel 1886 e mandato in esilio in India) né i colonizzatori inglesi e nemmeno i giapponesi che avevano invaso la Birmania negli anni 1942-1945. Per millenaria tradizione, i luoghi sacri del buddismo erano sempre rispettati. Oggi si hanno notizie di assalti ai conventi e alle pagode, antichi Budda decapitati per ricuperare le pietre preziose incastonate, monaci uccisi, migliaia di loro arrestati: li vedremo nelle regioni remote (non le poche frequentate dai turisti) al lavoro lungo le strade, legati in coppia con una catena (come ho visto personalmente pochi anni fa). Questa la sorte dei monaci buddisti. Facile immaginare la fine delle decine di migliaia di laici che sono scesi in piazza a protestare, in maggioranza giovani!
Anche a noi di AsiaNews il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe l’unica proposta che potrebbe portare a qualche risultato concreto per la liberazione del popolo birmano. Non importa molto che poi possa avere più o meno successo. Da anni la Cina ha investito miliardi e miliardi di dollari nel preparare le Olimpiadi e ci gioca la sua “faccia” a livello mondiale. Vuole apparire un paese moderno, ricco, evoluto, organizzato, affidabile. La minaccia condivisa da molti popoli di un boicottaggio di quell’evento storico per i dirigenti cinesi è peggio di qualsiasi altro insuccesso o bancarotta. Fra due-tre mesi il popolo birmano sarà di nuovo stabilmente sotto il tallone di ferro delle armi birmane e cinesi, chissà per quanti decenni ancora. E noi saremo qui a consolarci facendo marce e fiaccolate e tentando il “dialogo” con i satrapi birmani e i loro protettori cinesi. Ma è possibile che la Cina continui ad opprimere (o aiuti chi opprime) i diritti umani in Tibet, in Birmania, in Darfur e altrove e sia considerata intoccabile per motivi economici? Sono autentici i nostri pacifismi e le nostre proteste per le violazioni dei diritti dell’uomo?
(di Pietro Gheddo, AsiaNews.it, edizione del 16 ottobre 2007)
Concludo specificando che non ritengo che la Cina sia unica responsabile dell’impossibilità di agire energicamente verso la giunta militare birmana, ma che al momento è lo stato che sta impedendo qualsiasi tipo di azione efficace.

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