(ANSA) – ROMA, 4 APR – ‘Senza Rahmatullah Hanefi si lavora in modo teso e male. O torna con noi o ce ne andiamo’. A dirlo e’ Gino Strada, il fondatore di Emergency. ‘Non ha senso che Emergency resti in un paese dove uno del nostro staff possa essere arrestato’.
(ANSA) – ROMA, 12 APR – “Noi collaboratori italiani di Emergency ci sentiamo direttamente lesi, nella nostra dignità professionale ed umana, dalle aggressioni che provengono da membri influenti delle Istituzioni afgane e dall’inquietante reticenza di quelle italiane”. E’ quanto si legge in una lettera aperta inviata dallo staff italiano di Emergency al Governo italiano. “Consideriamo gravissimo – si legge nella missiva – che il nostro Governo non abbia immediatamente smentito le infamanti illazioni che descrivono Emergency come fiancheggiatrice di terroristi e di Al-Qaeda”. Accuse queste “non confutate neanche nella odierna relazione del Ministro degli Esteri alla Camera dei Deputati”.
Lo sdegno e’ rivolto ”anche agli esponenti della maggioranza e dell’opposizione (nostri rappresentanti) nonche’ a quei mezzi di informazione che in questi giorni vergognosamente hanno indirizzato specifiche ed infondate accuse contro di noi ed il nostro lavoro. Questo- scrive ancora lo staff italiano di Emergency – in qualunque parte del mondo si svolga, e’ finalizzato ,insieme a quello di medici ed infermieri, alla cura quotidiana di tutte le vittime delle guerre e delle violenze terroristiche”. Nel caso di Emergency, ”accusando l’Associazione si accusano tutte le singole persone che con essa collaborano”. Nella lettera Emergency Italia esprime la solidarieta’ al ”collega Rahmatullah, a tutti i nostri colleghi in Afghanistan, a tutti gli afgani che in questi anni abbiamo conosciuto”. ”Nessuna distanza – conclude la nota dello staff italiano di Emergency – potra’ alterare questo legame affettivo e professionale. Noi, da cittadini italiani, chiediamo al nostro Governo se, in quanto collaboratori di Emergency, ci ritenga ‘fiancheggiatori di terroristi’ ”.
Ho letto con dispiacere le comunicazioni di Emergency circa il caso di Rahmatullah…operatori che vengono etichettati come “fiancheggiatori di terroristi”…intanto Emergency lascia l’Afganistan, dunque non lasciano i militari, o i terroristi, no, lasciano degli operatori umanitari, quel “terzo” stato sociale che ha il coraggio di essere d’aiuto nella neutralità di uno stato in guerra civile.
Rimango basito davanti all’assenza di commenti atti a sostanziare il lavoro svolto da Emergency.
Concludo, rimanendo sempre più convinto che solo la presenza di operatori umanitari a vario livello e funzione possono coltivare quel germe di pace in quelle zone sensibili in cui “interessi” mantengono uno status quo assai discutibile.
Questa situazione evidenzia una evidente insufficenza politica in campo internazionale, che è il riflesso a sua volta di una confusione generale che attanaglia il paese da tangentopoli.
Gino Strada non è un politico; il Papa non è un politico; Berlusconi non lo era; in questo nostro paese si può primeggiare, basta la popolarità.
Ho ascoltato ieri su radio 24 una intervista a Cossiga in merito a questa vicenda, parecchie sue affermazioni mi trovano d’accordo.
In che modo sei riuscito a risparmiare i soldi da investire nel fondo della tua associazione?
Ho dovuto faticare per 4 anni circa, poi è diventato tutto semplice.
Stampavo un giornale, nel 1988 cominciai a stampare il famoso Ecometropoli, un mensile ecologista diffuso sul territorio milanese in alcune migliaia di copie.
Lo regalavo con offerta libera, e ci mettevo su delle pubblicità. Per abbassare i costi andavo con la mia fidanzata anche dal tipografo.
Versavo in un fondo di aziende che rispettano i diritti dei lavoratori, dell’ambiente e dei consumatori il 10% del ricavato di quello che guadagnavo dal tipografo, il 10% delle offerte libere e il 10% degli sponsor
Così anche quando cercavo autofinanziamenti per la campagna a difesa dei popoli indios. Il 10 % delle mie raccolte spicci, li versavo nel fondo.
Poi quando invitavo persone al mio centro sociale, siccome lavoravo gratis, quando c’erano le feste, versavo nel fondo la mia quota che non versavo nella cassa del centro sociale per bere o entrare.
Poi quando un mio carissimo amico, un grande eroe, fu lasciato solo dalla LOC e dalla sua organizzazione a combattere contro le lobby delle armi, del servizio miltare obbligatorio e subiva un processo dopo l’altro, non riusciva a trovare lavoro in nessun modo, gli agenti dei servizi segreti lo pedivano e andavano ad importunare la sua ragazza e lo diffamavano come uno stupidotto… siccome l’unico lavoretto che aveva trovato era quello di andare a pulire le vetrine dei negozi, io tutte le mattine alle 9 lo svegliavo, lo andavo a prendere in macchina , lo portavo dai negozianti, stampai un biglietto da visita per trovare altri clienti, lo aiutavo a pulire i vetri, a tenere la scala, a pulire gli stracci, a cambiare i secchi dell’acqua. Facevamo metà per uno di quello che guadagnavamo e tolti i soldi della benzina, versavo tutto nel fondo. Una piccola impresa di pulizie a sostegno di un grande eroe della storia umana.
E cosi via. Nel 1993 già non avevo più bisogno di chiedere offerte libere a sostegno delle mie attività e non raccoglievo più quote associative.
Dall’autunno del 1993 poi con due gruppi di tre camioncini organizzo nei boschi della Valtellina raccolte autunnali di castagne e biomassa secca, e da allora due dei comitati autonomi che seguivo direttamente viaggiano così senza problemi e si sono creati anche loro un fondo per l’autofinanziamento.
Comprai anche una fotocopiatrice usata e alcuni studenti universitari che volevano guadagnare qualche soldino venivano a far le fotocopie degli appunti. Tolte le spese facevamo metà per uno e quello che guadagnavo versavo tutto nel fondo.
Ho continuato ad usare la tecnica del 10% sui proventi delle mie attività lavorative o sulla raccolta sponsor per i giornali di quartiere.
Quando aprivo locali di quartiere con la mia associazione ed invitavo ospiti, offrivo da bere, e poi versavo nella cassa del fondo una cifra corrispondente a quello che avrei pagato offrendo da bere al bar.
Ho sempre avuto dei salvadanai in cui mettere le monetine dei resti della spesa.
Quando ho smesso di fumare, quello che non spendevo in sigarette lo mettevo in un salvadanaio e dopo un paio di anni sono riuscito a creare un altro fondo.
Ho messo le pubblicità di Google sul sito della associazione e con i ricavi ci pago i traduttori.
Il trucco è organizzare attività proporzionalmente alle entrate che generano gli investimenti ed ogni mese aggiungere qualcosa nel fondo etico solidale, anche poco, solo dieci euro, però aggiungere qualcosa nel fondo.
Sembrerà una cazzata , ma l’energia positiva che genera l’investimento in un fondo etico solidale BPM automaticamente retroalimenta la voglia di mettere in moto iniziative per ingrandire il fondo e con gli utili retribuire chi presta attività socialmente utili al servizio del genere umano, come chi presta servizi per la mia campagna 2010: Eliminazione Povertà, così come chi presterà servizi per il Festival Mondiale della Cultura Popolare e il Fondo Milanese per la Protezione dell’Infanzia.
Nel frattempo tutte le altre organizzazioni di volontariato continuano a non pagare i propri dipendenti, e a dover raccogliere le monetine.
Io pago tutti dal 1999 e non raccogliamo più monetine dal 1993.
Francamente non capisco la pertinenza del commento lasciato dal “Fondo Milanese per la Protezione dell’Infanzia” e il contenuto del post di cui sopra…
Anyone can help me?