Archive for March, 2007

Navigando ho trovato un’immagine interessante su Venezia ed il suo carnevale.

Belli i colori. Onirica.

 

Venice Carnival

[picture downlaod from www.photoblog.com/user/Fasterbit/ 

 

La foto è stata scattata da un mio collega di lavoro, che tra l’altro ha aperto un photoblog al seguente indirizzo

http://www.photoblog.com/user/Fasterbit/

 

Desidero proporre un blog molto interessante, per la simpatia, l’onestà e l’intelligenza di chi scrive, Francesco.

Il link è il seguente:

http://alfaeomega.wordpress.com/

Bill Gates andrà in “pensione” a breve, cioè si farà da parte e si dedicherà ad altro. Bill Gates ha circa sessanta anni.

Gli industriali italiani , i politici italiani, i professori universitari italiani, etc… , rimangono talmente e saldamente legati al loro posto che solo sorella morte potrà distaccarli da lì.

Intanto, al posto di Bill Gates andrà presumibilmente un manager più giovane di lui, in modo tale che si mantenga un ricambio generazionale e che per ogni generazione ci sia possiblità di crescere professionalmente ed avere anche delle possibilità concrete di un certo livello.

Intanto i mastini dall’occhio lucido e dall’artrite galoppante rimangono dove sono e tre , quattro se non cinque , generazioni rimangono “bloccate” in attesa di fare il salto , salto che sarà possibile fare solo con il fisioterapista. Ricordo, circa otto anni fa , un mio professore all’università che aveva più di cinquanta anni e che era inquadrato come ricercatore , e che , in seduta d’esame , quando arrivava , in ritardo , il titolare di cattedra , scattava sull’attenti biascicando un lei forzato e lasciando il posto in cattedra al luminare in arrivo. Venti anni da ricercatore con supplenze reiterate di anno in anno.

Sto assistendo ad anni di parilisi.

Quando un americano toglie la vita a un altro americano senza che sia necessario, sia che venga fatto in nome della legge, sia che venga fatto contro la legge, da un uomo solo o da una banda, a sangue freddo o in preda al furore, in un attacco di violenza o in risposta alla violenza, quando strappiamo il tessuto della vita che l’altro ha faticosamente o anche goffamente creato per sé e per i propri figli, quando facciamo questo, l’intera nazione è degradata. Eppure sembriamo tollerare un crescente livello di violenza, che ignora l’umanità che ci accumuna e insieme le nostre pretese di civiltà. Troppo spesso rendiamo onore alla spavalderia, alla prepotenza e a chi esercita la forza. Troppo spesso scusiamo coloro che sono disposti a costruire la propria vita sui sogni infranti di altri esseri umani. Ma una cosa è chiara: la violenza genera violenza.

R.F.Kennedy, Cleveland, 5 aprile 1968

Quasi quaranta anni fa tale discorso di R.F.Kennedy (dal quale ho trascritto la parte di cui sopra), quasi profetico, così aderente alla realtà americana, così drammaticamente aderente alla attuale realtà mondiale.
Guerra preventiva, azioni di stabilizzazione, guerre lampo, installazione democratica su qualsiasi substrato culturale di qualsiasi etnia… o con noi o contro di noi!

Rimango perplesso, addolorato, possibile che i vari riflussi storici non ci insegnino la tolleranza, il rispetto reciproco, la fiducia nell’uomo?