“Quando un americano toglie la vita a un altro americano senza che sia necessario, sia che venga fatto in nome della legge, sia che venga fatto contro la legge, da un uomo solo o da una banda, a sangue freddo o in preda al furore, in un attacco di violenza o in risposta alla violenza, quando strappiamo il tessuto della vita che l’altro ha faticosamente o anche goffamente creato per sé e per i propri figli, quando facciamo questo, l’intera nazione è degradata. Eppure sembriamo tollerare un crescente livello di violenza, che ignora l’umanità che ci accumuna e insieme le nostre pretese di civiltà. Troppo spesso rendiamo onore alla spavalderia, alla prepotenza e a chi esercita la forza. Troppo spesso scusiamo coloro che sono disposti a costruire la propria vita sui sogni infranti di altri esseri umani. Ma una cosa è chiara: la violenza genera violenza.”
R.F.Kennedy, Cleveland, 5 aprile 1968
Quasi quaranta anni fa tale discorso di R.F.Kennedy (dal quale ho trascritto la parte di cui sopra), quasi profetico, così aderente alla realtà americana, così drammaticamente aderente alla attuale realtà mondiale.
Guerra preventiva, azioni di stabilizzazione, guerre lampo, installazione democratica su qualsiasi substrato culturale di qualsiasi etnia… o con noi o contro di noi!
Rimango perplesso, addolorato, possibile che i vari riflussi storici non ci insegnino la tolleranza, il rispetto reciproco, la fiducia nell’uomo?