Dopo la catastrofe ambientale del 1989, quando la petroliera Exxon Valdez rovescio’ 34mila tonnellate di greggio in Alaska, i governi e le autorita’ dei trasporti marittimi hanno elaborato un piano per costruire piu’ di duemila petroliere a doppio scafo entro il 2010, infatti quelle esistenti prima di tale data erano monoscafo e dunque meno sicure.
Ogni nave monoscafo contiene circa 50mila tonnellate di metallo, amianto e sostanze chimiche tossiche. I sistemi elettrici sono composti da tonnellate di policlorobifenili cancerogeni, piombo, cadmio, mercurio e zinco. Inoltre gli scafi sono rivestiti di sostanze chimiche pericolose che tengono lontane alcune forme di vita marina.
Ebbene esistono cantieri in cui e’ possibile smantellare tali petroliere in modo “innocuo” per l’ambiente e per l’uomo, tuttavia queste strutture vengono poco usate perche’ dove sono non c’e’ mercato per i materiali riciclati, quindi si preferisce smantellarle sulle spiagge del Bangladesh, dell’India o del Pakistan, paesi in cui c’e’ forte domanda, soprattutto, di metallo riciclato.
Dunque secondo la logica di mercato e’ piu’ opportuno smantellare le petroliere sulle “spiagge” dei paesi in via di sviluppo che non in siti adatti ad un’operazione responsabile. L’inquinamento che ne’ deriva? Evidentemente non e’ un problema (per chi non ci vive)!
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