Mi hanno colpito negativamente le parole razziste e gravissime di alcuni mesi fa del presidente iraniano Ahmadinejad rivolte contro Israele. Partendo da tali affermazioni, faccio tre considerazioni:
1) A criticare prima di tutti tali parole è stato il capo dei negoziatori dell’Autorità palestinese Saeb Erekat, che ha definito «inaccettabili » i commenti del presidente iraniano (l’Autorità palestinese accetta di fatto l’esistenza dello Stato d’Israele, con cui ha ripreso i negoziati). Inoltre, visto che oggi Teheran è sotto pressione per almeno tre motivi: l’influenza esercitata sugli sciiti iracheni, l’accusa di appoggiare gli Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e il programma nucleare, attaccare Israele non fa che dare un ulteriore pretesto ai nemici dell’Iran;
2) Damasco e Teheran serrano i ranghi e con una sola voce, quella minacciosa del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ammoniscono «il regime sionista» a non commettere «una nuova idiozia aggredendo la Siria», né tanto meno ad «osare rivolgere sguardi ostili all’Iran». Il presidente iraniano ha offerto tutto il sostegno dell’Iran e dei musulmani a Damasco sostenendo che un attacco israeliano alla Siria «equivarrebbe ad un’aggressione contro l’intero mondo islamico», e riceverebbe quindi un’adeguata risposta;
3) L’agguato degli Hezbollah sta dunque riportando alla luce le differenze all’interno del mondo arabo, l’irritazione per l’estremismo iraniano, e per il tentativo di Teheran di avere un ruolo sempre maggiore nella regione. Egitto e Giordania, gli unici due Paesi arabi che hanno rapporti con Israele, sono in particolare difficoltà. Migliaia di persone hanno dimostrato nella moschea di al Azhar al Cairo inneggiando agli Hezbollah e lanciando slogan contro Mubarak, contro il re Abdallah II di Giordania e contro quello saudita: i tre leader arabi vicini agli Stati Uniti. Mubarak e Abdallah II hanno condannato l’attacco israeliano che «viola la norme internazionali», ma hanno soprattutto sottolineato il pericolo di una degenerazione della situazione che vanifica ogni sforzo per la pace.
[info tratte dal sito www.paceinmedioriente.it]
Dunque dalle ceneri del “1982″, dalle quali sorsero anche gli Hezbollah e Hamas, si sta riaccendendo il fuoco vivo che evidentemente ancora giaceva sotto di esse e il confine libanese diviene elemento di passaggio del conflitto tra Iran e Israele.
Ha contatto con la realtà la risoluzione ONU 1559 che definisce la condizioni per la fine delle ostilità, quando buona parte del mondo arabo e del mondo occidentale si stanno rapacemente nascondendo dietro il fumo fatuo di questo ennesimo focolaio bellico, pronti semmai a soffiarci su più che spegnerlo?