Archive for July, 2006

Poco fa ho letto i seguenti articoli, di cui ne riporto due parti a mio avviso molto interessanti ed equilibrate. Come dire, il punto di vista israeliano e quello libanese.

Che cosa significa per noi la parola vittoria?
di EDNA CALO’ LIVNE’
Ogni giorno arriva via e-mail a tutti coloro che si curano dei bambini dei rifugi una circolare del ministero dell’Educazione dove gli educatori e gli animatori ricevono idee e direttive su come riempire le lunghe giornate dei ragazzi. Oggi iniziava così: “Per poterci difendere da Nasrallah dobbiamo sforzarci di continuare a mantenere i nostri valori!”. A volte penso che ci sono molti eroi in questa guerra: ci sono i bambini, che si struggono di nostalgia per il loro lettino, per il cagnolino che è rimasto a casa, per i propri giochi e gli amici sparsi in giro per il Paese. Ci sono i genitori dei figli di tutte le età, dei soldati, delle coppie che dovrebbero sposarsi in questi giorni, ci sono le mamme in attesa, i padri al fronte. Ci sono gli artisti che vanno in giro per i villaggi del nord a rallegrare la gente. Per me sono eroi perché quando ti senti un bersaglio, quando sai che da anni qualcuno sta cercando di cancellarti dalla faccia della terra, è molto difficile rimanere “bello di animo”. E’ difficile mantenere la calma, lo spirito, gli ideali di pace, di dialogo e di accoglienza. E’ un impegno.[...]

Questi massacri, il documentario che non avrei voluto girare
di LINA khoury
[...]Dopo la notizia della strage, io e i miei genitori ci siamo chiesti di nuovo se valesse la pena restare: anche qui, non c’è risposta, solo altre domande. Andare dove? Per fare cosa? Mio fratello vive negli Stati Uniti, io ho studiato lì, ma ho scelto di non restarci, di tornare a casa mia. Questa è casa mia, anche se sono nata in Italia e ho vissuto a lungo in America, e non intendo lasciarla di nuovo. Continuo a sperare che presto tutto questo finirà e che da questa crisi nasca qualcosa di buono, che arrivi una soluzione duratura a tutti i problemi internazionali del Libano: le fattorie di Sheeba, i prigionieri nelle carceri israeliane, i rapporti con la Siria. Spero che quando ricostruiremo per l’ennesima volta le strade e i ponti distrutti sarà per sempre, che nessuno venga di nuovo a buttarceli giù nel giro di pochi anni. [...]

[info:http://www.repubblica.it/2006/07/speciale/altri/2006diariolibano/]

… dopo Cana cosa altro dire sui bimbi, se non provare dolore, se non provare dolore e rabbia per ogni vita umana che si spegne, che viene spenta.
Sabato sera, ascoltando un programma su Radio 2, nel quale parlavano di Gino Strada, ad un certo punto è stata pronunciata una frase del tipo: la guerra è quando dei bimbi si alzano al mattino e la sera non tornano più in casa.
Indignarsi? Provare schifo? Soffrire per chi soffre? Decidere per chi non decide? Schierarsi? Urlare? Guardare attoniti e silenziosi? Trovare mille soluzioni per il conflitto, tutte monche? Pensare alla terra dei cedri? Trovare delle analogie strettissime tra la guerra del 1982 e quella di oggi? Pensare e cercare di capire la terza via che Israele sta seguendo per risolvere la questione palestinese? Insomma, per ora parlare…

Ancora sui bimbi, ancora due immagini.
Non ho commenti.


figures: war pictures
[downlaod from www.repubblica.it]

Dal quotidiano La Repubblica:
[...]La Conferenza, apertasi con un minuto di silenzio per l’uccisione di quattro osservatori Onu nel sud del Libano, ha lanciato un appello a Israele perchè eserciti “la massima moderazione” nell’offensiva e ha sottolineato con favore la sua decisione di permettere l’arrivo degli aiuti umanitari anche dall’aeroporto di Beirut.[...]

Interessante il binomio massima moderazione nell’offensiva.
Un’offensiva dunque moderata, cioè si può fare una guerra per difendersi (è possibile determinare nella crisi medio-orientale chi si difende da un attacco e chi attacca per difendersi?), una guerra appunto, ma moderata, cioè cercando di uccidere il meno possibile e provocare danni alle infrastrutture il più contenuti possibili, così facendo si limita da una parte l’emorragia di profughi, profughi libanesi, cioè cittadini libanesi che per una piccola percentuale possono anche morire, infatti l’offensiva può essere moderata, e dall’altra si costruisce una pace duratura.
Dunque perseguire il Peace Keeping e intanto procedere con azioni belliche, i razzi Hezbollah da una parte, i bombardamenti Israeliani dall’altra, l’ONU che asmatica si perde dietro la fumosa risoluzione 1559, i potenti fanno vertici, i caschi blu muoiono, un muro di separazione tra Isarele e Palestina è stato costruito, l’Iran e la Siria sostengono gli Hezbollah, i paesi arabi si mostrano moderati, gli occidentali si stringono mani e sorridono, forse si preoccupano,… e nel centro rimangono i bimbi, persone innocenti, siano essi libanesi, israeliani, siriani, iraniani o palestinesi, ovviamente non fa differenza. In più, essedo i bimbi gli adulti di domani, coma sarà la società futura, se nel loro “oggi” vengono abituati ed educati ad odiare il prossimo, abituati a familiarizzare con la morte ogni giorno?
Le immagini che pubblico a seguire sono una sintesi delle considerazioni che ho appena fatto.


figure 1: vertice di Roma del 26 luglio
[downlaod from www.repubblica.it]


figure 2: vertice di Roma del 26 luglio
[downlaod from www.repubblica.it]


figure 3: Libano, in una a scuola dove alloggiano gli sfollati
[© UNICEF/HQ06 1040/Kate Brooks]

La guerra negli occhi dei bimbi:


figure 1: vita quotidiana in Libano


figure 2: vita quotidiana in Libano
[download from: www.repubblica.it]

(AGI) – Roma, 19 lug.- Con la crisi militare in Libano, che entra nella sua seconda settimana, l’UNICEF lancia l’allarme per il rapido deterioramento della situazione umanitaria. Le preoccupazioni maggiori riguardano le popolazioni civili, intrappolate nel paese e in larga parte isolate a causa delle operazioni militari. “Nel solo Libano si contano ormai piu’ di 200 morti, oltre 550 feriti e tra i 400-500.000 sfollati, 30.000 dei quali accampati in scuole e spazi pubblici fuori dalla capitale Beirut. Il 30% delle persone colpite dalla guerra sono bambini”.
Le operazioni militari hanno provocato la distruzione di una porzione importante delle infrastrutture del paese – inclusi aeroporti, strade, ponti, centrali elettriche e stazioni di carburante – rendendo estremamente difficile il movimento di medicinali, ambulanze e l’erogazione dei servizi di base. “E’ indispensabile – si legge nella nota dell’Unicef – che sia garantito un accesso senza restrizioni all’assistenza umanitaria, al fine di scongiurare morti e sofferenze inutili.
L’accesso umanitario incondizionato dei feriti, delle persone in condizioni di salute critiche e delle donne in gravidanza alle strutture sanitarie e’ per evitare ulteriori morti tra la popolazione. La protezione dei civili e’ un obbligo statuito dal diritto internazionale umanitario.
Abbiamo innanzitutto bisogno di corridoi umanitari sicuri per permettere l’invio di aiuti ai civili che sono al momento raggiungibili”, ha dichiarato il Rappresentante dell’UNICEF in Libano Roberto Laurenti, riferendosi alle migliaia di sfollati che hanno abbandonato le proprie case.

[Info: 191451 LUG 06 copyrights 2002-2006 AGI S.p.A. ]

La guerra tra Iran e Israele sta lentamente iniziando.
Corridoi umanitari, questa è l’unica nostra possibile, in termini di concretezza, risposta?
Ancora una citazione:
[...] Qui la luce si ritrae e l’aria è satura dall’eco di lamenti, scorteccio le parole aride, schegge secche adatte al fuoco [...]
[© CSI - Linea Gotica]

Civili in fuga dal Libano meridionale.
Bimbi in fuga, bimbi impauriti.
Bimbi impauriti che credendo di giocare scrivono “qualcosa” sull’involucro di missili che cadranno su altri bimbi impauriti che non capiscono perchè sia “pesante e strano” anche giocare. Nella crudeltà di questi atti violenti di guerra i bimbi superano il reale, e sia i bimbi che vedono partire i missili, sia quelli che li vedono arrivare, si dispongono a non pensare alla morte, un concetto che forse non gli appartiene, loro che cercano di superare il reale con la fantasia.


figure 1: real missiles


figure 1: fuga dal Libano

Mi hanno colpito negativamente le parole razziste e gravissime di alcuni mesi fa del presidente iraniano Ahmadinejad rivolte contro Israele. Partendo da tali affermazioni, faccio tre considerazioni:
1) A criticare prima di tutti tali parole è stato il capo dei negoziatori dell’Autorità palestinese Saeb Erekat, che ha definito «inaccettabili » i commenti del presidente iraniano (l’Autorità palestinese accetta di fatto l’esistenza dello Stato d’Israele, con cui ha ripreso i negoziati). Inoltre, visto che oggi Teheran è sotto pressione per almeno tre motivi: l’influenza esercitata sugli sciiti iracheni, l’accusa di appoggiare gli Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, e il programma nucleare, attaccare Israele non fa che dare un ulteriore pretesto ai nemici dell’Iran;
2) Damasco e Teheran serrano i ranghi e con una sola voce, quella minacciosa del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ammoniscono «il regime sionista» a non commettere «una nuova idiozia aggredendo la Siria», né tanto meno ad «osare rivolgere sguardi ostili all’Iran». Il presidente iraniano ha offerto tutto il sostegno dell’Iran e dei musulmani a Damasco sostenendo che un attacco israeliano alla Siria «equivarrebbe ad un’aggressione contro l’intero mondo islamico», e riceverebbe quindi un’adeguata risposta;
3) L’agguato degli Hezbollah sta dunque riportando alla luce le differenze all’interno del mondo arabo, l’irritazione per l’estremismo iraniano, e per il tentativo di Teheran di avere un ruolo sempre maggiore nella regione. Egitto e Giordania, gli unici due Paesi arabi che hanno rapporti con Israele, sono in particolare difficoltà. Migliaia di persone hanno dimostrato nella moschea di al Azhar al Cairo inneggiando agli Hezbollah e lanciando slogan contro Mubarak, contro il re Abdallah II di Giordania e contro quello saudita: i tre leader arabi vicini agli Stati Uniti. Mubarak e Abdallah II hanno condannato l’attacco israeliano che «viola la norme internazionali», ma hanno soprattutto sottolineato il pericolo di una degenerazione della situazione che vanifica ogni sforzo per la pace.
[info tratte dal sito www.paceinmedioriente.it]

Dunque dalle ceneri del “1982″, dalle quali sorsero anche gli Hezbollah e Hamas, si sta riaccendendo il fuoco vivo che evidentemente ancora giaceva sotto di esse e il confine libanese diviene elemento di passaggio del conflitto tra Iran e Israele.
Ha contatto con la realtà la risoluzione ONU 1559 che definisce la condizioni per la fine delle ostilità, quando buona parte del mondo arabo e del mondo occidentale si stanno rapacemente nascondendo dietro il fumo fatuo di questo ennesimo focolaio bellico, pronti semmai a soffiarci su più che spegnerlo?

In occasione della Festa di San Benedetto Abate, patrono d’Europa, ho piacere di richiamare la sua figura mediante le immagini riporatate a seguire. Si ha l’immagine del chiostro centrale dell’Abbazia di Montecassino e la veduta frontale dell’Abbazia di Norcia, luoghi di morte e di nascita del santo rispettivamente.


figure 1: Abbazia di Montecassino
[download_from:www.seekitaly.com/.../ montecassino_abbey006.jpg]


figure 1: Abbazia di Norcia
[download_from:www.umbriacitta.it/ comuni/fotoperugia/norcia.jpg]