Grazie I

Così furono dette dai Greci le tre figlie di Zeus e Eurinome, dispensatrici dei doni costituenti la perfetta bellezza, cioè il bel colore, la giovinezza e la ilarità, deificate con i nomi di Aglaia ( splendore), di Talia (prosperità) e di Eufrosine (gioia).
Da principio le Grazie furono rappresentate da semplici pietre non lavorate e poi in figura umana vestite di un velo trasparente o affatto nude, per indicare che la semplice natura soltanto e le grazie naturali sono amabili.
Si fecero giovani perchè la memoria dei benefici non deve mai invecchiare, vergini perchè i benefici debbono farsi con mire pure, vivaci e snelle perché i benefici non si devono far lungamente aspettare, danzanti in giro perchè i benefici debbono circolare e ritornare d’onde partirono, tenentesi finalmente per mano perhcè i benefici reciproci soavemente stringono i legami dell’umana società.
Le grazie dimoravano nell’Olimpo in compagnia delle Muse.

Queste figure hanno ispirato molti artisti, tra i quali i pittori Botticelli, Raffaello, Correggio, Tintoretto e Rubens. Nella letteratura, Ugo Foscolo, con il suo poema Le Grazie. Queste, protette da Mercurio, sono spesso definite anche Càriti e rappresentano, nella figurazione classica, la perfezione a cui l’uomo deve tendere nonchè le tre qualità che una donna dovrebbe avere.

Due immagini, tra le tante che ho reperito, penso meritino di essere messe a confronto.


figura 1: Botticelli


figura 2: Picasso

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