Archive for February, 2006

Leggendo l’articolo, che riporto a seguire, mi sono chiesto come le involuzioni culturali possano prescindere anche dal substrato culturale di un popolo, assumendo cioè simili conformazioni.

[...] L’interrogativo si inserisce nelle polemiche sulla cattiva sanità sollevate negli ultimi tempi dalla stampa cinese. Caijing prende spunto da un caso di malasanità da cinque milioni di renminbi (500mila euro) che ha coinvolto un ospedale di Harbin e il signor Wong. L’anziano paziente, padre di un ricco imprenditore con importanti relazioni politiche, ha monopolizzato l’ospedale per mesi. [...] costose cure intensive e intere equipe di specialisti a sua disposizione hanno indignato l’opinione pubblica. La vicenda ha inasprito le critiche severe contro un sistema sanitario considerato ingiusto. Curarsi è diventato un provilegio. Fino a dieci anni fa le aziende sostenevano le spese sanitarie dei dipendenti, ma oggi solo gli impiegati del settore pubblico e delle multinazionali hanno una copertura assicurativa. Gli altri, compresi molti pensionati, devono sostenere da soli le spese. [...]

Fonte: Internazionale, 630, pag.91

Sempre sul divario tra occidente e SUD del mondo, dopo aver letto il trafiletto che ho riportato a seguire, mi sono chiesto: perchè ci devono essere vacche grasse (!) e bambini (nel terzo mondo) magri? Cioè, secondo me si pone, anche in questo caso, un problema etico.

Le mucche “da latte” sono selezionate geneticamente ed inseminate artificialmente per produrre quanto più latte possibile. Dall’età di circa due anni, trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno. Poco dopo la nascita, i vitelli sono strappati alle madri perché non ne bevano il latte, e rinchiusi in minuscoli box larghi poche decine di cm, in cui non hanno nemmeno lo spazio per coricarsi, e quindi neanche la possibilità di dormire profondamente. Sono alimentati con una dieta inadeguata apposta per renderli anemici e far sì che la loro carne sia bianca e tenera (come piace ai consumatori) e infine sono mandati al macello. La mucca verrà quindi munta per mesi, durante i quali sarà costretta a produrre una quantità di latte pari a 10 volte l’ammontare di quello che sarebbe stato necessario, in natura, per nutrire il vitello. Non sorprende che ogni anno un terzo delle mucche sfruttate nei caseifici soffra di mastite (una dolorosa infiammazione delle mammelle). Per aumentare la produzione di latte, la mucca è alimentata con proteine molto concentrate, ma neppure queste spesso sono sufficienti, tanto da provocare lacerazione dei tessuti per soddisfare la continua richiesta di latte (in Inghilterra hanno coniato un termine per definire questa pratica: “milking off the cow’s back”, ossia mungitura del posteriore della mucca). Ciò provoca una condizione chiamata acidosi, che può rendere zoppo l’animale e ciò ogni anno al 25% delle mucche sfruttate nei caseifici. A circa cinque o sei anni d’età, ormai esausta e sfruttata al massimo, la mucca verrà macellata. La durata della sua vita, in natura, sarebbe stata di circa 20 anni.

Fonte: www.saicosamangi.info

Laser tool kit!
My brother bought this device (see at the picture below) yesterday.
No comment!

Incuriosito dalle radici della presunta “festa degli innamorati”, ho fatto una piccola ricerca. Sono emersi quattro punti degni di considerazione:

1) Gli antichi romani erano un popolo di contadini e pastori: piante e animali avevano un’importanza fondamentale presso le loro comunità. Gran parte delle divinità romane infatti avevano il compito di favorire ora il raccolto, ora la semina, ora la tosatura e così via di seguito. Le celebrazioni in onore degli dei, quindi, si svolgevano in periodi legati ai ritmi della terra e della vita agricola, per propiziare ora quello ora questo evento. Il 15 febbraio, a Roma venivano inaugurati i “Lupercali”, le festività in onore del Dio Luperco. Secondo la tradizione, egli sorvegliava le greggi e le proteggeva dall’assalto dei lupi. Il culto di Luperco era molto importante ed i suoi sacerdoti, i luperci, godevano di un gran prestigio. Difatti, erano ammessi al sacerdozio in onore del dio soltanto i membri delle famiglie più importanti della città. I Lupercali si tenevano nei dintorni della grotta sacra a Luperco, che si trova ai piedi del Palatino, la grotta in cui secondo la leggenda una lupa trovò ed allattò i gemelli Romolo e Remo. Qui, i sacerdoti sacrificavano al dio qualche capra ed un cane, e, coperti i fianchi con uno straccio di pelle, correvano intorno al colle colpendo i passanti. Molti di loro chiedevano di ricevere i colpi dei luperci, e tra loro in particolare le donne adulte, poiché si riteneva che così avrebbero potuto rimanere incinte. Nel corso delle celebrazioni dei Lupercali, la comunità si purificava e si preparava ad accogliere la primavera ed i suoi frutti. Non solo, era una cerimonia tesa a propiziare la fecondità della terra, degli animali e dell’uomo alle porte della primavera, quando tutta la natura si risveglia. I Lupercali rimasero una ricorrenza importante per i Romani anche dopo l’avvento del Cristianesimo. Quest’antico rito pagano fu celebrato fino al V° secolo dopo Cristo, quando subentrò una nuova festa, cristiana questa volta: San Valentino, la Festa degli Innamorati.
2) San Valentino nacque a Terni nel 175 dopo Cristo. In questa piccola città non lontana da Roma, egli si dedicò alla predicazione del Vangelo ed alla conversione dei pagani, mentre nell’Impero non cessavano le terribili persecuzioni contro i Cristiani. Parte del suo tempo era riservata al conforto ed all’assistenza dei prigionieri che credevano in Cristo. In vita, egli compì diversi miracoli, che fecero conoscere il suo nome ben al di là della sua città e fino a Roma. Si narra infatti che proprio grazie a lui il figlio di Cratone abbia ritrovato la salute. Per questo motivo, nel 197 Papa San Feliciano lo consacrò Primo Vescovo di Terni. Nel 270, Valentino risiedeva a Roma dove la persecuzione contro i cristiani era più cruenta. Egli fu arrestato e condotto al cospetto dell’Imperatore Claudio, che cercò di indurlo a rinnegare la propria fede e ad adorare gli dei pagani. Valentino confutò tutte le obiezioni dell’imperatore, che pur non convertendosi rispettò il Santo e lo affidò ad un nobile romano. La figlia del nobile aveva perduto la vista, ma Valentino compì un prodigio e le ridonò la luce. Quest’atto miracoloso indusse la famiglia della fanciulla a convertirsi al Cristianesimo, e molti altri romani seguirono il suo esempio. Valentino in vita ebbe molto a cuore il destino degli innamorati, che in lui trovarono sempre un consigliere fidato ed un amico sincero. Si narra che fu lui il primo religioso a celebrare l’unione tra un pagano ed una cristiana. Valentino non riuscì a sottrarsi ad un secondo arresto, durante le persecuzioni dell’imperatore Aureliano contro i vertici della Chiesa. I soldati romani, però, sapevano quanto il vescovo fosse amato dai credenti, e dovettero catturarlo e flagellarlo lungo la Via Flaminia, lontano dai centri abitati per non andare incontro ad una ribellione. Qui, nel 273 dopo Cristo Valentino conobbe il martirio e morì. Le sue spoglie, recuperate da tre suoi discepoli, furono portate nella città ed ora riposano nella Basilica, dove migliaia di cristiani si recano a visitarle ogni anno.
3) San Valentino si dedicò con amore alla cura del prossimo. In vita compì numerosi miracoli e molte sono le leggende che raccontano le gesta del Santo.
L’amore sublime: Un centurione romano pagano di nome Sabino s’innamorò di Serapia, una giovane cristiana di Terni. Egli si recò dai suoi genitori, per chiederla in sposa, ma loro rifiutarono a causa della sua religione. Serapia, a sua volta innamorata del giovane romano, lo invitò a recarsi da Valentino. Sabino seguì i suggerimenti dell’amata e ricevette il battesimo dal Santo. Fu allora che Serapia si ammalò di tubercolosi. I giorni passavano e la giovane non migliorava; fu deciso quindi di chiamare Valentino al suo capezzale. Sabino pregò il Santo, dicendogli che non avrebbe potuto vivere senza la sua compagna. Accogliendo la disperazione del giovane, Valentino levò le sue preghiere al Signore, ed i due giovani lasciarono la vita terrena, per vivere insieme nell’eternità.
La rosa della riconciliazione: Passeggiando per il suo giardino, Valentino un giorno udì due fidanzati litigare. Invitando i due ragazzi alla ragione, egli porse loro una rosa affinché la stringessero facendo attenzione a non pungersi con le spine e pregando perché il loro amore fosse eterno. I due giovani si riconciliarono immediatamente e dopo non molto tempo, si recarono nuovamente dal Santo per celebrare il matrimonio ed invocare la sua benedizione.
I bambini: Il giardino della casa di San Valentino era un luogo di gioia ed amore, dove spesso gli abitanti della città di Terni si recavano, per ricevere i preziosi consigli del santo. Particolari ed abituali frequentatori del giardino erano i bambini della zona, che lì si recavano per giocare. Valentino, rallegrandosi della loro spensieratezza e della loro purezza, spesso si fermava ad osservarli, soprattutto per essere certo che non corressero pericolo alcuno.
Quando il sole iniziava a tramontare, egli si recava tra loro e a ciascuno regalava un fiore, che i bambini avrebbero dovuto portare alle loro mamme. Un piccolo stratagemma, per essere certo che i fanciulli si dirigessero subito a casa, senza far troppo tardi!

4) La notorietà di San Valentino trova le sue origini nei Paesi Anglosassoni dove il culto del Santo dell’Amore si affermò assai rapidamente. In Francia ed in Inghilterra, si diffuse la legenda che narra dell’abitudine di San Valentino di regalare ai ragazzi ed alle ragazze che attraversavano il suo giardino qualche fiore. Fu così che due giovani s’innamorarono e vissero una felice vita matrimoniale. Da allora, accadde spesso che le coppie in procinto di sposarsi ed i fidanzati si recassero dal Santo, tanto che egli fu ben presto costretto a riservare una giornata dell’anno per la benedizione nuziale generale. Il giorno stabilito fu il 14 febbraio, poiché, si narra, che in quel giorno egli si recò in Paradiso per celebrare le sue nozze. Inizialmente il 14 di ogni mese venne riservato a questa celebrazione, ma con il passare del tempo, si è ristretta al solo 14 di febbraio questa ricorrenza. La leggenda si diffuse in tutto il mondo allora abitato, ed il 14 febbraio divenne una delle feste più amate dell’anno. Si accompagnò, poi, al rito religioso anche l’usanza di scambiarsi bigliettini, fiori e doni.

Tratto da: http://www.italiadonna.it/public/percorsi/02019/02019004.htm

Fino a dieci anni fa circa, l’operato di Madre Teresa di Calcutta si manifestava anche nel supplire alle mancanze della sanità pubblica indiana, e ciò faceva notizia. Anche oggi ciò ha luogo, tuttavia la risposta della società, quella che può decidere, dunque una piccola minoranza, sembra essere la seguente:
La globalizzazione è una manna dal cielo per le cliniche private indiane. Fino a dieci anni fa, scrive Outlook, sembrava un’idea assurda che gli occidentali percorressero migliaia di chilometri per farsi curare nel subcontinente. Oggi invece il turismo sanitario è diventato un settore promettente dell’economia nazionale. Secondo le previsioni, entro il 2012 raggiungerà un giro d’affari di 2,3 miliardi di dollari, diventando uno dei settori trainanti del paese dopo quello informatico. Al fenomeno è interessato il ministero del turismo, nei cui depliant adesso -accanto ai templi, alle tigri e ai maestri yoga – compaiono anche medici e infermieri che si prendono cura dei pazienti. Le principali cliniche private, infatti, hanno stretto accordi con gli operatori turistici per assicurare ai clienti la possibilità di trascorrere la convalescenza in luoghi confortevoli. A Bangalore, per esempio, i pazienti possono continuare la cura nella clinica Soukya, una struttura sui colli intorno alla città dove hanno a disposizione un team di medici e infermieri. Le stanze dell’ospedale comunque sono ben attrezzate: una clinica di Bombay offre camere con computer, accesso a internet, lettore dvd, cellulare e servizio di videoconferenza per i parenti. Il prezzo: 150 dollari al giorno.“(Tratto da: Internazionale, 628, pag.91)
Il povero, l’ultimo, rimane tale, e senza colpo ferire il nuovo ricco prende anche ciò che spetterebbe al vecchio povero.

Soltanto nel Terzo Reich avvenne che madri e bambini ebrei fossero intenzionalmente, sistematicamente, implacabilmente e senza eccezione assassinati.[...] Non nell’impero schiavista sovietico, non nelle antiche e moderne schiavitù, non nelle guerre medievali di religione, non durante la conquista del Nuovo Mondo, non nella Turchia della prima guerra mondiale, non in Sudan, in Ruanda o Burundi, non in Indonesia, Cina o Cambogia, proprio in nessun altro luogo nella storia si ebbe un ordine così inflessibile.
Neanche le precedenti vicende antisemite, talora violentissime, reggono il confronto con quella qui narrata. Nè peraltro è scientificamente sensato un affiancamento puramente nominale tra lager nazista e gulag sovietico, in quanto, prima ancora di altre considerazioni, il lager di Auschwitz-Birkenau conteneva strutture dedicate allo sterminio (le camere a gas), ove veniva immediatamente condotta la maggior parte degli arrivati (e progressivamente gli altri), mentre nei gulag non erano previste né camere a gas né altri mezzi di sterminio. La definizione di unicità è quindi figlia della comparazione storica e non un ostacolo precostituito che si frappone alla comparazione. La Shoah è comparabile, e proprio attraverso il confronto possiamo comprenderla o progredire nella sua comprensione.

Tratto da: La Shoah in Italia, M.Sarfatti, Einaudi, 2005