Solitudine

Mi è capitato più volte di essere coinvolto in discussioni riguardo il transfert da parte di persone che studiavano o già lavoravano nell’ambito della psicoterapia (e affini…), questo pomeriggio meditando su ciò ho trovato un brano, a mio giudizio di ignorante molto interessante, che legava questo aspetto alla solitudine.
Lo riporto in parte a seguire.

…gli psicoterapeuti dal canto loro si vietano di amare i loro pazienti. Parlano di transfert e di contro-transfert. Freud studia addirittura l’amore di transfert. Quale che sia la valenza di questo termine tecnico, che designa una realtà ancora molto misteriosa, è proprio attraverso la relazione di transfert che si fa l’apprendistato della solitudine. Attraverso di essa s’instaura la distanza tra le persone, la loro radicale differenza. In tale rapporto, stabilito progressivamente, la relazione perde il suo significato di distruzione di uno dei due termini: il sentimento di annichilimento, il sentimento di annichilimento che nasce da ogni separazione vissuta, svanisce. L’isolamento perde progressivamente la sua funzione di protezione dalla presenza dell’altro, sentita come uno sconfinamento. Si potrebbe dire che l’alterità non è più vissuta come un’alterazione, ma al contrario diventa testimonianza vivente dell’alterità sussistente che io sono per gli altri. Attraverso la serie instancabile e dolorosa delle molteplici vie sbagliate che il paziente tenta di imboccare, egli, nello specchio di questo altro che è per lui l’analista, si vede ricondotto al proprio io…

Tratto da: La solitudine: grazia o maledizione?, P.Beauchamp & A.Louf, Ed. Qiqajon, 2001

This entry was posted in miscellanea. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>