Archive for November, 2005

Mi ha sempre incuriosito e colpito la commedia di Rostand dedicata a Cyrano de Bergerac, in particolare dopo aver ascoltato la canzone “Cyrano” di F.Guccini. Avrei voluto farne una sintesi, tuttavia ho scoperto che nel sito, di cui riporto in basso l’indirizzo, ve nè era una ben fatta, e allora ho ritenuto opportuno riferirmi ad essa.

Cyrano Ercole Savignano di Bergerac, cadetto di Guascogna, è un fenomenale spadaccino, uno spirito libero ed un poeta, ma porta nel bel mezzo della faccia un naso che lo “precede di un quarto d’ora ovunque vada” e gli impedisce “persino il sogno di essere amato da una donna brutta”, che nessuno può azzardarsi a sottolineare se non lui stesso. È innamorato, senza osare dirglielo, di sua cugina Rossana che, nel 1600 in cui si svolge la tragedia, è una “preziosa”, una ragazza di buona famiglia che ama l’intelligenza, lo spirito applicato alle schermaglie d’amore, i bei concetti e i versi. Rossana è insidiata dal Conte de Guiche, marito della nipote del Cardinale Richelieu, che tenta in tutti i modi di convincerla a concedergli le sue grazie, ma è invece innamorata a sua volta del Barone Cristiano di Neuveillette, una recluta dei Cadetti di Guascogna, che è bellissimo ma irrimediabilmente privo della raffinatezza che gli è indispensabile per conquistare la dama. Rossana convince Cyrano a diventare amico di Cristiano, anche se è l’ultima cosa che il nasuto spadaccino vorrebbe fare, e, dopo una prima scaramuccia in cui scopre che il suo rivale in amore è un ragazzo tanto coraggioso da sfidarlo proprio sul naso, Cyrano gli propone un patto: insieme, uno la bellezza, l’altro il genio, potranno conquistare Rossana. In una scena sotto il balcone che rappresenta il primo esempio di playback della storia, Cyrano, rischiando a più riprese di tradirsi, convince Rossana che Cristiano è l’amore della sua vita, inducendola a sposare immediatamente il bel barone. Ma quella stessa sera il Conte de Guiche, beffato dall’astuta Rossana, per vendicarsi spedisce il corpo dei Cadetti di Guascogna all’assedio di Arras. Cyrano parte per la guerra promettendo che Cristiano scriverà spesso, ed in effetti scrive alla sua bella due lettere al giorno finchè ella, travolta dalla passione che le lettere suscitano in lei, non forza il blocco delle forze spagnole per recarsi nell’accampamento dei francesi a rivedere il suo amore. Così Cristiano capisce che Rossana è a questo punto infatuata non più della sua bellezza ma dello spirito che però appartiene a Cyrano e costringe l’amico a rivelarle la truffa perché scelga tra loro due. Disperato, si lancia al primo assalto, rimanendo ucciso prima che Cyrano possa confessare a Rossana tutta la trama. All’amico moribondo Cyrano sussurra che è il prescelto, e cerca a sua volta la morte nella battaglia finale mentre Rossana si dispera sull’ultima lettera macchiata del sangue di Cristiano e delle lacrime di Cyrano. Quattordici anni dopo, Rossana si è ritirata in convento, e Cyrano va a farle visita ogni sabato pomeriggio, portandole le notizie del mondo. Ma un sabato di settembre cade in un agguato in cui lo feriscono mortalmente e nel delirio non riesce a negare l’amore che ancora prova per Rossana, tra le cui braccia muore.

Brano tratto da: http://www.proveperunsito.it/commedie/cyrano.htm

Mio fratello ha realizzato un nuovissimo distillatore per “usi generici”. L’immagine in basso rappresenta tale campione di arte manifatturiera: è ben visibile la caldaia accessibile tramite un apposito coperchio che realizza anche una chiusura ermetica della stessa, si noti poi la serpentina in rame ancorata sul coperchio, sul quale è inoltre praticato un foro che permette alla parte terminale della serpentina stessa di entrare all’intero del volume della caldaia. Ovviamente il costo di tale distillatore è molto basso, ma la sua funzionalità è egregia. Raro esempio di rapporto qualità/prezzo molto buono.
Tuttavia è un pezzo unico, di conseguenza è un articolo per veri amatori…

“Comincia dall’inizio”,
ordinò solennemente il Re,
“e prosegui fino alla fine, poi fermati.”

Tratto da: Alice nel paese delle meraviglie, L.Carroll

Ritenevo che l’utilizzo di internet, con tutte le possibilità annesse, potesse permettere, adeguatamente usato, un’evoluzione del substrato culturale del singolo individuo e dunque del popolo al quale appartiene, e ciò perchè parallelamente al grande business che viaggia in esso c’è anche un business solidale, ossia di persone che condividono “gratuitamente” le proprie professionalità (in senso lato) e dunque contribuiscono alla costruzione di una rete di informazioni utili che determina, se pur in minima parte, un arricchimento di coloro che le condividono. Chiaramente prescindendo dall’uso di informazioni e contenuti informativi che servono allo sfruttamento dell’individuo in tutti i suoi aspetti, fenomeno che comunque c’è e anche di primaria importanza. Ma il punto è, ritenevo che ci fosse un aspetto salvabile, un aspetto, appunto, più solidale.
Poi ho appreso, con mio stupore e ciò per la mia ignoranza, che il 60% della popolazione del pianeta non ha mai fatto nemmeno una telefonata. Allora mi sono chiesto, l’espansione incotrollata del web sta ulteriormente allargando il divario che c’è tra popoli industrializzati e non, ossia tra noi occidentali moderni e tutti coloro che si trovano, non per propria scelta, nel cosiddetto terzo mondo?

On the top of the hill of Cori (very little town near Rome) the Romans built a Temple in honor of Hercules, which was later on included in a church (but after World War II only the bell tower survived). The Temple of Hercules was studied by many Renaissance artists, including Raphael, and it was the subject of a famous print by Piranesi. The reason for all this interest was in the use of Doric columns having the proportions (height versus diameter) of Ionian columns.

Few days ago I was with my friend in this temple during the night. We saw a very beautiful scenary from two columns from rear of the temple: there were a mount and the Pontina valley with many lights on, and there was silence. The night was very beautiful e very deep… Now I’m feeling the same emotions and the same sensations, and I’d want to be there again.
The night between the present and the future, like us were between the hill and the valley and the temple was the time-space door.


The Hercules Temple (2nd century B.C.)

Mi trovo a fare le seguenti spicciole considerazioni.

E’ interessante come l’uomo si trovi dinanzi a varie e differenti possibilità, e ciò quotidianamente, ossia dinanzi a delle scelte. Già, scelte che spesso sono autoescludenti o comunque tali da indurre un cambiamento, anche se minimo, ma comunque un cambiamento. Ciò che ritengo interessante è la differenza di approccio che poi ciascuno, con la sua persona, usa, ma la cosa che mi lascia a pensare consiste nel fatto che comuqnue anche scelte che possono apparire individuali vanno poi a coinvolgere l’altro, magari solo in modo periferico, ma rimane il coinvolgimento e di conseguenza un mutamento emozionale. La difficoltà subentra poi quando “in gioco” ci sono emozioni forti, e dunque se da una parte si genera amore (nell’accezione più ampia del termine) dall’altra si potrebbe generare dolore. Dunque l’uomo è chiamato a scegliere, orientandosi verso quella scelta che risponde alla domanda “è questo ciò che adesso voglio veramente?”, ma inevitabilmente va a mutare degli equilibri pre-esistenti, dunque a coinvolgere altre persone che probabilmente reagiranno diversamente rispetto alla medesima scelta di chi l’ha fatta, e forse vivendo emozioni, sentimenti davvero differenti.
Un’ultima cosa: mi conforta il fatto che l’uomo è un essere in relazione e di conseguenza ciò fa parte inscindibile della propria vita, ed io preferisco leggerlo con uno sguardo positivo, anche nella difficoltà che a volte si vive.

Mi è capitato più volte di essere coinvolto in discussioni riguardo il transfert da parte di persone che studiavano o già lavoravano nell’ambito della psicoterapia (e affini…), questo pomeriggio meditando su ciò ho trovato un brano, a mio giudizio di ignorante molto interessante, che legava questo aspetto alla solitudine.
Lo riporto in parte a seguire.

…gli psicoterapeuti dal canto loro si vietano di amare i loro pazienti. Parlano di transfert e di contro-transfert. Freud studia addirittura l’amore di transfert. Quale che sia la valenza di questo termine tecnico, che designa una realtà ancora molto misteriosa, è proprio attraverso la relazione di transfert che si fa l’apprendistato della solitudine. Attraverso di essa s’instaura la distanza tra le persone, la loro radicale differenza. In tale rapporto, stabilito progressivamente, la relazione perde il suo significato di distruzione di uno dei due termini: il sentimento di annichilimento, il sentimento di annichilimento che nasce da ogni separazione vissuta, svanisce. L’isolamento perde progressivamente la sua funzione di protezione dalla presenza dell’altro, sentita come uno sconfinamento. Si potrebbe dire che l’alterità non è più vissuta come un’alterazione, ma al contrario diventa testimonianza vivente dell’alterità sussistente che io sono per gli altri. Attraverso la serie instancabile e dolorosa delle molteplici vie sbagliate che il paziente tenta di imboccare, egli, nello specchio di questo altro che è per lui l’analista, si vede ricondotto al proprio io…

Tratto da: La solitudine: grazia o maledizione?, P.Beauchamp & A.Louf, Ed. Qiqajon, 2001

Due settimane fa mi sono trovato in una situazione in cui fingevo di avere un bimbo, neonato, tra le braccia…
Facevo difficoltà a tenerlo in braccio, non mi regolavo a stringerlo, o ad accarezzargli la testa, riuscivo giusto a sorridergli o a cercare di capire le sue espressioni. Poi mi è stato detto che sembrava volessi fiondarlo fuori dalla finestra, ad un certo momento! E allora ci siamo fatti una risata insieme. Ma mi era rimasto il desiderio di vivere questa situazione concretamente…
Ieri, dal virtuale sono passato al reale, potendo abbracciare il mio nipotino, che mi guardava in silenzio con espressione di chi guarda curioso per capire!
Sono rimasto meravigliato, o meglio, mi sono meravigliato nel vivere questa situazione così semplice e carica di bellezza.

Mi chiedo, come mi sento ora che è stata approvata la “devolution”?
Penso all’Italia, non illudendomi di averne una conoscenza approfondita, ma all’Italia e all’italiano che si ritrova, oltre ad alcuni “problemucci” per finire il mese, per arrivare a fine mese, delle soluzioni esemplari: la nuova legge elettorale, la devolution, e una legge finanziaria che contava di avere una parte di introiti vendendo gli immobili dello stato…
Non sono un economista, tanto meno un esperto di questioni legali e amministrative, non un sociologo, non un esperto di scienze sociali, e vorrei sperare che chi ci governa sappia muoversi con autorevolezza e competenza nel proprio ambito professionale, ma mi chiedo, con un peso in petto, chi ci governa, chi decide, in parte, delle nostre possibilità future, vive in Italia o no, vive tra coloro che durante il giorno lavorano correndo e ancora correndo o no?
Non capisco se curano solo i propri interessi o credono a quello che dicono, perché se ci credessero la situazione sarebbe davvero drammatica!

Quale canto s’è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle

Quale festa sorgiva
di cuore a nozze

Sono stato
uno stagno di buio

Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio

Ora sono ubriaco
d’universo

(G.Ungaretti, 24 agosto, 1916)