Musikanten

Ieri sera ho visto il film “Musikanten” diretto da Franco Battiato.
Parla della vita di Beethoven, in un modo originale e minimalista. Infatti è una “scrittrice” di programmi TV (con tendenze culturali evidenti) che, spinta da un sogno ricorrente, si dispone a vivere un’esperienza di ipnosi regressiva, che la porta ad essere un giovane principe il quale è legato a Beethoven stesso. In quest’ambito Battiato narra della vita del grande compositore evidenziando il suo rapporto con se stesso, con le persone che lo circondavano e con la “sua” musica. Indubbiamente un prodotto di qualità, a tratti forse un pò lento e con una fattura artigianale.
In sinstesi, ciò che penso del film è rappresentato nell’immagine seguente.

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2 Responses to Musikanten

  1. Maddalena, Carmela, Iole e Francesca says:

    Le tre psicologhe e una cultrice della materia hanno analizzato attentamente l’immagine che dovrebbe rappresentare il film che hai visto. Ci chiedevamo, ma… è nebbia quella? E poi… che collegamento c’è con il film? E’ nata prima l’immagine e poi il pensiero o viceversa? Attendiamo la tua risposta per una diagnosi più accurata…

  2. Administrator says:

    Care mie,
    il vostro commento è oltremodo interessante: si insinua a cuneo nello stato emozionale che ha preso forma in me durante e dopo la visione del film.
    L’immagine rappresenta l’emozione ultima, ossia quella che fa sintesi di quelle che via via ho vissuto, dunque: si ha la chiarezza (tra qualche nuovola) del cielo, che si estende fino alla linea di orizzonte, mirabile incrocio tra la limitatezza umana e l’infinito della parte infinitesima che è in noi stessi; si ha la solidità di un monte, concetto basso legato alla nostra dimensione razionale e istintiva, legato cioè alla nostra “umanità”; e si ha la nebbia, una nebbia di ovatta, che quel mattino in cui ho scattato la foto, sembrava avesse tolto il mondo, sembrava avesse assorbito tutto, anche i possibili suoni.
    Molto probabilmente questo era il mio stato d’animo, io che cercavo con intensità e desiderio di chiarezza, di capire, nel senso di penetrare, il mio desiderio/bisogno di trascendenza.
    Tuttavia per me rappresentava, e rappresenta ora, la dimesione umana di Beethoven, diviso dal bisogno di superare il reale con la sua “musica” e dal bisogno di viverla solo in una dimensione interiore, anzi davvero intima, bisogno causato della sua sordità!
    Concludendo, la presenza evidente del suono che descrive una vita (l’infinito del cielo), e parzialmente tutte le vite che si relazionano a questa, e la presenza invadente del non suono, ingoiato dalla nebbia di una vita che percepisce con timorosa chiarezza il suo declino. L’anello di congiunzione? Sorelle, il monte, l’uomo, piantato in terra con lo sguardo rivolto verso l’alto.
    Prima l’immagine e poi il pensiero o viceversa? L’immagine già era evidentemente in me, ma come capita a volte, è sufficiente una tranquilla occhiata per capire e ordinare il laborioso caos che ci abita.
    Dunque ho parlato di Beethoven, del mio Beethoven, quindi di me, ma del film? Del film è sufficiente ciò che ho “postato”, passatemi questo inglesismo.
    Sarebbe dunque corretto concludere con: ciò che il film ha suscitato in me è rappresentato nell’immagine di cui si è discusso…
    Grazie per il commento, avete prodotto in me conoscenza, dunque amore.
    A presto
    Pace e Vita

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